Sulla grata memoria dei Maestri passati (dalla Fenice Rossa)

Vi propongo una riflessione con le parole del Maestro Carlo Caprino, che ringrazio per aver dato il permesso di ripubblicare e, sopratutto, per aver espresso così bene riflessioni e sentimenti che sono anche miei.

Copio integralemente l’articolo e vi invito a fare una visita a quello originale e a lasciare un “like”


… aggiungo anche una foto dal nostro dojo, scattata immediatamente appena entrato per mandarla ai compagni di Via dopo due mesi di assenza forzata, tutto era rimasto quasi immutato … tranne i fiori.

Una delle occasioni in cui più spesso un profano delle Arti Marziali storce il naso entrando in un Dojo è quando il suo sguardo capita sul Kamiza e nota le foto dei Maestri dell’Arte, non di rado circondate da altri oggetti che possono far immaginare una sorta di rito religioso.

La qual cosa, è facilmente comprensibile, non è vista di buon occhio quasi da nessuno: l’ateo o l’agnostico spregeranno la venerazione dell’uomo verso l’uomo, non accettando neppure la reverenza dell’uomo al Divino; l’islamico osservante della Sunna considera impure le immagini di esseri viventi; il cristiano – allo stesso modo – le interpreterà come esempi di idolatria… ce n’è quanto basta insomma per attirarsi gli strali di credenti e non credenti.

La recente scomparsa del Maestro Massimo Aviotti e la scelta di esporre anche la sua immagine sul Kamiza del nostro Dojo mi ha spinto ad alcune riflessioni che ho ritenuto opportuno condividere per spiegare questa peculiarità delle discipline orientali, che tanto sembra confliggere con il comune sentire di molti. Occorre dire che – ahinoi – l’equivoco è spesso alimentato dagli stessi praticanti marziali, che troppo spesso tributano al loro Maestro, sia vivente che trapassato, una sorta di culto religioso al limite del settarismo.

Le spiegazioni di un siffatto comportamento potrebbero essere molte, a partire dalla considerazione storica che vede molte Scuole vantare come fondatore una divinità, un semidio o un essere più o meno soprannaturale; un modo come un altro per menare lustro alla propria Scuola, simboleggiare archetipicamente i principi alla base della stessa e – perché no – fare un po’ i gradassi con gli avversari e affascinare i propri membri. Va da sé che questo comportamento poteva avere un senso qualche secolo fa, oggi sarebbe il caso di esaminarlo alla luce degli studi storici, psicologici ed antropologici che potrebbero chiarire agli interessati molte scelte e simbologie del passato, senza nulla togliere alla validità della Scuola stessa.

Purtroppo in tanti cascano nella sindrome del gregge, e per motivi che meriterebbero l’analisi di uno specialista della psiche, hanno bisogno di sentirsi parte di qualcosa di “divino”, forse per potersi auto divinizzare quasi per osmosi. Ieri sui forum di discussione, oggi sulle pagine social, continuano gli scontri verbali dei fedelissimi che – più monarchici del re – si battono per dimostrare che “il mio Maestro è più migliore del tuo!!!” (sic).
A loro parzialissima discolpa vanno ascritte le leggende raccontate da Senpai a Kohai senza alcuno spirito critico e senza minimamente chiedersi cosa volessero davvero significare in origine e come siano giunte sino a noi, a volte con macroscopici difetti di traduzione o senza minimamente considerare i tempi e le società che li hanno originati (quanti karateka usano e abusano di “Oss!” senza minimamente chiedersi cosa significhi davvero?). In altre e semplici parole, possiamo anche accettare che un bambino creda che Pinocchio si trasformi da burattino di legno in fanciullo in carne e ossa o che il cacciatore tragga fuori dallo stomaco del lupo la nonna di Cappuccetto Rosso viva e vegeta, ma ad un adulto chiederemmo una minore credulità ed una maggiore capacità di analisi critica.

Questa lunga premessa per dire gli uomini le cui immagini sono sul Kamiza non sono divinità e non vanno adorati come tali; si tratta di uomini come noi, eccezionali nella loro visione spirituale o nella loro perizia tecnica ma sempre e comunque uomini come noi, con pregi e difetti, qualità e attributi, luci e ombre simili a quelle di tutti noi. Sono sul Kamiza non perché divini ma perché – pur essendo “umani, troppo umani” (per dirla alla Nietszche) sono riusciti ad essere d’esempio per i loro contemporanei e per i loro postumi.

Quelle immagini sono sul Kamiza non perché gli si debba rendere culto ma perché noi tutti si rivolga a loro il ringraziamento opportuno e dovuto a chi ci indica una strada e ci mostra il cammino. “Tradizione” significa etimologicamente “trasmettere”, un atto che avviene se c’è chi trasmette (ovviamente) ma anche chi riceve; l’uno non avrebbe senso senza l’altro, e salutare con un inchino quelle immagini all’inizio ed alla fine di ogni sessione di pratica sta a confermare – a noi stessi prima che ad altri – la nostra scelta di ricevere ciò che gli altri ci hanno dato, e il nostro impegno di trasmetterlo a nostra volta quando ve ne saranno le opportunità.

L’essere consapevoli della “umanità” dei Maestri passati non è mancare loro di rispetto, quanto piuttosto onorarli nelle loro capacità e – allo stesso tempo – privare noi di una facile scusa per giustificare il nostro scarso impegno o i risibili progressi. I Maestri non furono eccezionali perché divini; furono uomini come noi, e come loro quindi, noi potremmo raggiungere il loro livello, se ci impegneremo con la loro costanza e la loro dedizione. Si leggano le biografie dei Maestri più moderni: Ueshiba Morihei, Jigoro Kano, Gichin Funakoshi, Fu Chen Song, solo per citare i più noti, e leggeremo di persone spesso gracili fisicamente quando non malate, allenate di notte o sottoposte a pratiche ripetitive e al limite della ossessione per migliorare il minimo particolare, che spesso non erano neppure tra i migliori allievi dei loro istruttori eppure alla fine sono diventati chi oggi ricordiamo grazie alla loro perseveranza, alla loro passione, alla loro dedizione.

Quando ci inchiniamo davanti al Kamiza quindi, non veneriamo un Dio, non adoriamo un essere soprannaturale ma ringraziamo un uomo che – pur con tutti i suoi difetti – ci è di esempio ed ha qualcosa da insegnarci.

Sta a noi, prima e dopo il saluto, fare quanto possiamo per imparare. Solo così il nostro saluto avrà un senso compiuto e non sarà una ipocrita scimmiottatura, solo così onoreremo davvero la memoria e l’esempio dei Maestri passati.

29 Febbraio VENTENNALE DEL KOBUKAN DOJO ROMA

Segnalo a tutti (copiando dal sito del Kobukan Dojo)

Celebrazioni del XX° anniversario dalla fondazione

Il giorno 29 febbraio 2020 il Koukan Dojo terrà una manifestazione per celebrare il ventennale della sua fondazione. A questo importante evento, patrocinato dall’Ambasciata del Giappone in Italia e dall’Istituto giapponese di cultura, parteciperanno, oltre che tutti i membri del Dojo, anche ospiti che rappresentano importanti esponenti della cultura classica giapponese in Italia. Di seguito il Programma.

Non posso che rimpiangere il fatto di non aver potuto partecipare, alla fine per motivi legati all’emergenza corona virus ho deciso di rinunciare al viaggio. Aggiungo anche qui le mie felicitazioni per aver attraversato questa tappa della Via e congratulazioni per lo splendido evento organizzato.

Taikai Dieci Inverni – La pratica del cuore

Il 7 e l’8 dicembre 2019 ci siamo incontrati per celebrare la decima commemorazione del Maestro Goro Hatakeyama.

L’incontro, organizzato dal Kobukan Dojo di Roma e dal MuShinKan di Milano, si è tenuto nella bellisima palestra rotonda del Lido di Milano con la ulteriore partecipazione di insegnanti, praticanti e rappresentanti dei dojo e delle associazioni FuRyu, IronDo, Kodokan CorteRegina, Kohan, Niten, SeiRyokyZenYo, SeiRyu, Seishin e Yohkoh.

Sono stati due giorni di pratica, marziale e non solo, sempre e comunque intensa, appassionata, altruistica, nella quale è stato in ogni momento evidente che ciascuno dei presenti si è dedicato appieno, con sincero spirito marziale e con tutto il cuore.

L’incontro è stato pensato e proposto sin dai primi momenti organizzativi come una buona occasione per consentire a tutti i praticanti e gli ex-praticanti della linea Hatakeyama di ritrovarsi insieme, come quando il Maestro era vivo, incontrandosi nella pratica ed intorno ad essa, per ricordarlo rispettosamente ed onorare la sua memoria, riconoscendo che ha insegnato a tutti in modo generoso e disinteressato.

L’occasione ha voluto essere un gesto di rispetto ed affetto, per ripercorrere e ribadire quanto gli allievi del Maestro Hatakeyama hanno in comune: la sua pratica e le forme così come le ha mostrate e come le hanno tradotte e le trasmettono i maestri italiani presenti, in modo da offrire l’opportunità di entrare in contatto con quella visione e quello spirito.

Un buon numero degli amici e praticanti contattati hanno potuto partecipare di persona, alcuni percorrendo centinaia di chilometri per farlo, oltre a loro, hanno risposto anche gruppi e singole persone che avrebbero organizzato e tenuto le commemorazioni sul proprio territorio. Siamo certi che, anche se separati dalla distanza, siamo stati uniti nello spirito della commemorazione e ci fa piacere pensare che questo spirito e questo senso della memoria, che ci hanno emozionati e coinvolti sabato e domenica, siano stati ugualmente condivisi da tutti coloro che hanno dedicato parte del proprio tempo e della propria pratica alla memoria del Maestro.

Credo sia poco probabile che io riesca a trasmettere appieno il senso di coralità e reciprocità che ha caratterizzato la commemorazione con un semplice resoconto, in ogni caso voglio condividere le attività a cui abbiamo partecipato:

Subito dopo l’accoglienza, il saluto tradizionale e il benvenuto di Carlo e Fabio, il pomeriggio di sabato 7 si è concentrato nella pratica libera dei vari livelli di kenjustu, delle “armi lunghe” e dello iaijustu, con l’intento di contenere le correzioni e valorizzare il confronto e la condivisione di similitudini e differenze della pratica di ciascun gruppo.

Dopodichè si è tenuta la cerimonia “Sen Makiuchi Men”, dedicando alla memoria del Maestro l’esecuzione da parte di ciascuno dei presenti di mille Makiuchi men. “Che senso ha fare mille ripetizioni di una tecnica? Nessuno” – parafrasando Fabio – “se non dedicare questo particolare momento e l’impegno in questa pratica alla memoria di chi si è speso tanto per noi, per trasmetterci quello che ancora oggi ci accomuna, ci piace e ci permette di incontrarci”. Makiuchi dopo makiuchi, decina dopo decina, centinaio dopo centinaio siamo arrivati a mille, insieme, con i kiai simultanei che si succedevano, un po’ stupendoci che lo stessimo facendo e che lo avessimo fatto fino in fondo, faticoso si, ma meno di quanto alcuni dei presenti avessero temuto e, probabilmente, trovando ognuno più di un motivo e più “sensatezza” in quello che stavamo facendo.

Il pomeriggio si è concluso con organizzazione, coordinamento e prime prove per le dimostrazioni del giorno successivo, ribadendo che tutti avrebbero partecipato, indipendentemente da conoscenza, livelli, abilità ciascuno portando la propria pratica e la propria presenza.

La domenica mattina è iniziata, per chi ne aveva intenzione e, in particolare, per chi aveva dormito nel Dojo, con lo Zazen e la recita dei sutra.

Il taikai si è poi nuovamente trasferito alla Palestra Rotonda dove le coppie convenute per le dimostrazioni hanno avuto il tempo di provare insieme i kata che avrebbero eseguito.

Con rinnovata dedizione corale, determinata presenza, con tutto il cuore, si sono avvicendate le dimostrazioni con l’apertura Arai No Gi di Fabio Bardanzellu seguita dai kata di Omote Ken Jutsu, Omote Bo Jutsu, Omote Naginata Jutsu, Ura Ryoto e Kodachi, Gogyo no Tachi, Iai Jutsu, Gokui no Bo, So Jutsu, Shichjo e Ura Iai Jutsu per concludersi con Osame no Gi tenuto da Alessandro Crizman, Carlo Faleschini e Stefano Poma. Ogni convenuto, che fosse impegnato nella pratica o che stesse assistendo, ha avuto modo di vedere e sentire profondamente, l’intensità dello spirito messo in gioco, quanto vivide e acute siano state presenza e concentrazione durante tutte le fasi delle dimostrazioni.

Sprito, intensità e vividezza che hanno continuato ad essere presenti anche nello Shodo, calligrafia commemorativa eseguita con maestria da Fabio Bardanzellu tracciando i kanji di una delle frasi che abbiamo sentito più spesso dal Maestro Hatakeyama: “Tanto Tanto Keiko” su un telo di quattro metri disposto per l’occasione.

Sprito, intensità e unanimità sono stati il corpo della cerimonia dell’offerta dell’incenso e la recita corale del Sutra del Cuore e della Eko o invocazione e dedica, officiate dal Densu Carlo Hogaku Faleschini e da tutti i presenti con l’intento di rendere omaggio alla memoria del Maestro. La scelta del sutra non è stata casuale, fu recitata da Hatakeyama e Carlo insieme in occasione di una visita al MuShinKan.

MAKA HANNYA HARAMITA SHINGYO – TAISEN DESHIMARU
come pubblicata su www.mushinkan.org

Non sono mancati i momenti conviviali con la cena di sabato sera e il pranzo comune di domenica al MuShinKan, dove grazie alla celata organizzazione e alla preparazione occulta di Sabrina e Cristina è stato possibile festeggiare (a sorpresa) il compleanno di Fabio. E’ stato toccante leggere la comune emozione di Carlo e Fabio alla consegna del regalo di uno per l’altro.

Non è mancato nemmeno il lavoro di trasporto e falegnameria per dare forma alla struttura ingegnosa studiata da Carlo per presentare ed esaltare la scrittura calligrafa del Maestro, la sua foto e il bell’ikebana preparato da Ambrogio.

Qui di seguito propongo una brevissima selezione dalle oltre mille foto scattate durante i due giorni e dagli oltre 12 GB di filmati per i quali ringraziamo il videomaker Gaetano e le fotografe Emanuela, Sabrina, Federica e Alessandra (anche per il supporto tecnico su Apple). A Federica mi permetto di aggiungere (anche qui) che, al divieto di occupare la zona del Kamiza per fare i suoi scatti, avrebbe fatto benissimo a ricordarci che, quando aveva dieci anni a Folgaria, il Maestro Hatakeyama stesso la aveva accompagnata al centro della palestra per fotografare meglio e che quindi non solo era stata autorizzata con quasi dodici anni di anticipo, ma anche che stava partecipando alla commemorazione con un’attività riconosciuta dal Maestro stesso e dedicata alla sua memoria. Sarebbe stato fantastico lasciarci, così, senza parole.

Mi sembra che tutti i presenti, praticanti, familiari e amici abbiano percepito chiaramente e partecipato con intensità allo spirito fervido e all’energia raccolta e concentrata che ci ha pervaso in questi due giorni. E’ stato veramente bello sentirsene parte ed in una certa maniera esserne talmente permeati da rimanere subito dopo e ancora nel tempo e nei giorni successivi come gongolanti e satolli. Sono grato a tutti e ciascuno di aver preso parte a questa notevole esperienza.

Credo, e penso di poter direi che tutti noi crediamo, che questo stesso spirito ci abbia accomunati anche con tutti coloro i quali avrebbero voluto esserci e non hanno potuto o hanno organizzato e tenuto cerimonie di commemorazione equivalenti o anche semplicemente hanno dedicato un pensiero, una parola o il più semplice degli atti alla memoria del Maestro Hatakeyama.

Penso e spero di non smettere mai di pensare che quello che ci rende simili, avvicinandoci e accomunandoci, sia enormemente più potente di quanto ci fa sembrare differenti e potrebbe separarci.

Onegai Shimasu e Domo Arigatou Gozaimashita


Commemoriamo Hatakeyama, insieme nello spirito del keiko

Tutti insieme condividendo la pratica e lo spirito, alcuni fisicamente insieme, altri fisicamente distanti. Commemorando condividiamo lo stesso spirito, un solo spirito, quello di una delle frasi più ripetute dal Maestro Hatakeyama Goro “Tanto tanto keiko, praticate sempre, ogni giorno, ogni volta che potete”.

Ricorre il decimo anniversario della dipartita del Maestro Hatakeyama Goro, mentre questo post si pubblica da solo (lo ho programmato) sono sul tatami a praticare alla cerimonia organizzata da Kobukan dojo e Mushinkan e alla quale partecipano anche altri praticanti e altri dojo.

L’intenzione è quella di ricordarlo rispettosamente ed onorare la sua memoria, riconoscendo che ha insegnato sempre in modo generoso e disinteressato. Un gesto di rispetto ed affetto, per ripercorrere e ribadire quanto abbiamo in comune, la sua pratica e le forme, così come ce le ha mostrate e come le hanno tradotte e le trasmettono i suoi interpreti e volendo offrire a ciascuno dei presenti l’opportunità di entrare nuovamente in contatto con quella visione e quello spirito.

Anche altri dojo, altre associazioni, altri praticanti hanno commemorato e stanno commemorando il nostro Maestro in altri luoghi tanto o poco distanti.

La pratica, il keiko, la dedizione che infondiamo e anche nostra semplice presenza, ci uniscono travalicando ogni distanza, ogni differenza, ogni distinzione.

Oggi, adesso, qui e ovunque voi stiate commemorando il Maestro … siamo tutti uniti, siamo tutti lo stesso spirito.

Onegai Shimasu

Il Maestro Goro Hatakeyama, nato a Tokyo il 17 agosto del 1928, inizia lo studio delle arti marziali a 13 anni praticando judo, sumo e kendo mentre frequenta le scuole. Nel dopoguerra inizia a praticare uno stile tradizionale di Ju Jutsu, ma, in seguito alla morte senza eredi del Soke, la scuola chiude. Nel 1960 inizia la pratica del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu presso il Dojo di Yoshio Sugino Sensei di cui diviene allievo diretto e rapidamente primo assistente.
Ottenuto il IX° dan Menkyo Kaiden dal M° Yoshio Sugino, si dedica all’insegnamento del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu. Quando il Maestro Sugino si ritira dall’insegnamento all’estero per motivi di età, il maestro Hatakeyama lo sostituisce continuando la sua opera di insegnamento al di fuori del Giappone con stage in Francia, Olanda, Belgio, Svizzera, Italia, Gran Bretagna, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Russia, Canada e Stati Uniti.
Dopo la morte del M° Yoshio Sugino, avvenuta nel 1999, il Maestro si stacca dal Sugino Dojo per riproporre il Katori Shinto Ryu degli anni della sua giovinezza rivisto con gli occhi di 40 anni di esperienza. Il 9 Dicembre 2009, a Kamakura, ci lascia dopo una non lunga malattia.

Commemorazione per la decima ricorrenza Hatakeyama Goro – invito da Kobukan dojo e MuShinKan

Segnalo l’evento ed estendo l’invito a partecipare a pratica e TAIKAI.

Cliccando sull’immagine precedente potete scaricare il programma, qui di seguito l’invito, ritoccato solo un pochino per integrare due messaggi.

Cari Maestra/o, Istruttrice/Istruttore, compagna/o d’armi del Katori Shinto Ryu.

il prossimo 8 dicembre saranno dieci anni dalla morte del Maestro Goro Hatakeyama (da ciò abbiamo intitolato 10 inverni), durante questo tempo sono successe molte cose e ciascuno di noi ha seguito il proprio percorso, come peraltro il Maestro aveva previsto poco prima della sua dipartita, anche al di fuori del suo insegnamento.

Vi scriviamo perché crediamo che questo “anniversario” rappresenti una buona occasione per ritrovarci tutti insieme come quando il Maestro era vivo incontrandoci nella pratica, ma non solo.

Abbiamo pensato ad un incontro per ricordarlo rispettosamente ed onorare la sua memoria, riconoscendo che ha insegnato sempre in modo generoso e disinteressato. Un gesto di rispetto ed affetto, per ripercorrere e ribadire quanto abbiamo in comune, la sua pratica e le forme, così come ce le ha mostrate e come le hanno tradotte e le trasmettono i suoi interpreti, gli attuali maestri italiani che vorranno partecipare, e volendo offrire a ciascuno dei presenti l’opportunità di entrare nuovamente in contatto con quella visione e quello spirito. Una occasione di incontro anche per chi non pratica più e vorrebbe comunque essere presente.

Sarà quindi possibile partecipare all’allenamento del sabato pomeriggio e/o partecipare, il giorno successivo, alle dimostrazioni anche portandone una propria individuale o di gruppo, oppure, semplicemente, assistere al Taikai della domenica.

Per piacere fateci sapere se sarete insieme a noi e come preferite partecipare quanto prima e al massimo entro il 30 Novembre 2019, indicando i partecipanti per ogni parte ed eventuali note informative (come ad esempio specifici regimi alimentari, intolleranze, patologie, etc.)

Speriamo di incontrarvi

MuShinKan e Kobukan dojo

Per contatti:

Carlo Hogaku carlo.hogaku@gmail.com
Rodolfo ilrude@yahoo.it

22-23 Giugno 2019 Kenjutsu a Cagliari

Sangetsu Dojo organizza uno
Stage di Kenjustu – Spada Giapponese
Stili della Montagna Bianca e del Tempio di Katori
Istruttori
Maestro Stefano Poma
Romano Alberti
Nicola Medici

il 22 e 23 Giugno 2019
presso il dojo Musubi no Kai due
Loc.Isca su Loi – Capoterra (CA)

Orari 9:30 – 12:30 e 15:00 – 18:00

Per informazioni ed iscrizioni
3484737706 – nicola-medici84@gmail.com

Palazzolo s.O. – Spada Giapponese Shiro Yama

Lo Shiro Yama è uno stile di kenjutsu studiato dal
Maestro GIANFRANCO MORSTABILINI
che mescola elementi di Katori Shinto Ryu, Kashima Ryu e Aikido con tecniche proprie.

Il Maestro Stefano Poma (6° DAN) ha avviato il corso di Spada Giapponese Shiro Yama
Tutte le domeniche dalle 9:00 alle 11:30

presso la Palestra delle Scuole Elementari Sacro Cuore
Via T. Omboni, 2, 25036 Palazzolo sull’Oglio BS

Per informazioni: giorgio.biagi@alice.it