Taikai Dieci Inverni – La pratica del cuore

Il 7 e l’8 dicembre 2019 ci siamo incontrati per celebrare la decima commemorazione del Maestro Goro Hatakeyama.

L’incontro, organizzato dal Kobukan Dojo di Roma e dal MuShinKan di Milano, si è tenuto nella bellisima palestra rotonda del Lido di Milano con la ulteriore partecipazione di insegnanti, praticanti e rappresentanti dei dojo e delle associazioni FuRyu, IronDo, Kodokan CorteRegina, Kohan, Niten, SeiRyokyZenYo, SeiRyu, Seishin e Yohkoh.

Sono stati due giorni di pratica, marziale e non solo, sempre e comunque intensa, appassionata, altruistica, nella quale è stato in ogni momento evidente che ciascuno dei presenti si è dedicato appieno, con sincero spirito marziale e con tutto il cuore.

L’incontro è stato pensato e proposto sin dai primi momenti organizzativi come una buona occasione per consentire a tutti i praticanti e gli ex-praticanti della linea Hatakeyama di ritrovarsi insieme, come quando il Maestro era vivo, incontrandosi nella pratica ed intorno ad essa, per ricordarlo rispettosamente ed onorare la sua memoria, riconoscendo che ha insegnato a tutti in modo generoso e disinteressato.

L’occasione ha voluto essere un gesto di rispetto ed affetto, per ripercorrere e ribadire quanto gli allievi del Maestro Hatakeyama hanno in comune: la sua pratica e le forme così come le ha mostrate e come le hanno tradotte e le trasmettono i maestri italiani presenti, in modo da offrire l’opportunità di entrare in contatto con quella visione e quello spirito.

Un buon numero degli amici e praticanti contattati hanno potuto partecipare di persona, alcuni percorrendo centinaia di chilometri per farlo, oltre a loro, hanno risposto anche gruppi e singole persone che avrebbero organizzato e tenuto le commemorazioni sul proprio territorio. Siamo certi che, anche se separati dalla distanza, siamo stati uniti nello spirito della commemorazione e ci fa piacere pensare che questo spirito e questo senso della memoria, che ci hanno emozionati e coinvolti sabato e domenica, siano stati ugualmente condivisi da tutti coloro che hanno dedicato parte del proprio tempo e della propria pratica alla memoria del Maestro.

Credo sia poco probabile che io riesca a trasmettere appieno il senso di coralità e reciprocità che ha caratterizzato la commemorazione con un semplice resoconto, in ogni caso voglio condividere le attività a cui abbiamo partecipato:

Subito dopo l’accoglienza, il saluto tradizionale e il benvenuto di Carlo e Fabio, il pomeriggio di sabato 7 si è concentrato nella pratica libera dei vari livelli di kenjustu, delle “armi lunghe” e dello iaijustu, con l’intento di contenere le correzioni e valorizzare il confronto e la condivisione di similitudini e differenze della pratica di ciascun gruppo.

Dopodichè si è tenuta la cerimonia “Sen Makiuchi Men”, dedicando alla memoria del Maestro l’esecuzione da parte di ciascuno dei presenti di mille Makiuchi men. “Che senso ha fare mille ripetizioni di una tecnica? Nessuno” – parafrasando Fabio – “se non dedicare questo particolare momento e l’impegno in questa pratica alla memoria di chi si è speso tanto per noi, per trasmetterci quello che ancora oggi ci accomuna, ci piace e ci permette di incontrarci”. Makiuchi dopo makiuchi, decina dopo decina, centinaio dopo centinaio siamo arrivati a mille, insieme, con i kiai simultanei che si succedevano, un po’ stupendoci che lo stessimo facendo e che lo avessimo fatto fino in fondo, faticoso si, ma meno di quanto alcuni dei presenti avessero temuto e, probabilmente, trovando ognuno più di un motivo e più “sensatezza” in quello che stavamo facendo.

Il pomeriggio si è concluso con organizzazione, coordinamento e prime prove per le dimostrazioni del giorno successivo, ribadendo che tutti avrebbero partecipato, indipendentemente da conoscenza, livelli, abilità ciascuno portando la propria pratica e la propria presenza.

La domenica mattina è iniziata, per chi ne aveva intenzione e, in particolare, per chi aveva dormito nel Dojo, con lo Zazen e la recita dei sutra.

Il taikai si è poi nuovamente trasferito alla Palestra Rotonda dove le coppie convenute per le dimostrazioni hanno avuto il tempo di provare insieme i kata che avrebbero eseguito.

Con rinnovata dedizione corale, determinata presenza, con tutto il cuore, si sono avvicendate le dimostrazioni con l’apertura Arai No Gi di Fabio Bardanzellu seguita dai kata di Omote Ken Jutsu, Omote Bo Jutsu, Omote Naginata Jutsu, Ura Ryoto e Kodachi, Gogyo no Tachi, Iai Jutsu, Gokui no Bo, So Jutsu, Shichjo e Ura Iai Jutsu per concludersi con Osame no Gi tenuto da Alessandro Crizman, Carlo Faleschini e Stefano Poma. Ogni convenuto, che fosse impegnato nella pratica o che stesse assistendo, ha avuto modo di vedere e sentire profondamente, l’intensità dello spirito messo in gioco, quanto vivide e acute siano state presenza e concentrazione durante tutte le fasi delle dimostrazioni.

Sprito, intensità e vividezza che hanno continuato ad essere presenti anche nello Shodo, calligrafia commemorativa eseguita con maestria da Fabio Bardanzellu tracciando i kanji di una delle frasi che abbiamo sentito più spesso dal Maestro Hatakeyama: “Tanto Tanto Keiko” su un telo di quattro metri disposto per l’occasione.

Sprito, intensità e unanimità sono stati il corpo della cerimonia dell’offerta dell’incenso e la recita corale del Sutra del Cuore e della Eko o invocazione e dedica, officiate dal Densu Carlo Hogaku Faleschini e da tutti i presenti con l’intento di rendere omaggio alla memoria del Maestro. La scelta del sutra non è stata casuale, fu recitata da Hatakeyama e Carlo insieme in occasione di una visita al MuShinKan.

MAKA HANNYA HARAMITA SHINGYO – TAISEN DESHIMARU
come pubblicata su www.mushinkan.org

Non sono mancati i momenti conviviali con la cena di sabato sera e il pranzo comune di domenica al MuShinKan, dove grazie alla celata organizzazione e alla preparazione occulta di Sabrina e Cristina è stato possibile festeggiare (a sorpresa) il compleanno di Fabio. E’ stato toccante leggere la comune emozione di Carlo e Fabio alla consegna del regalo di uno per l’altro.

Non è mancato nemmeno il lavoro di trasporto e falegnameria per dare forma alla struttura ingegnosa studiata da Carlo per presentare ed esaltare la scrittura calligrafa del Maestro, la sua foto e il bell’ikebana preparato da Ambrogio.

Qui di seguito propongo una brevissima selezione dalle oltre mille foto scattate durante i due giorni e dagli oltre 12 GB di filmati per i quali ringraziamo il videomaker Gaetano e le fotografe Emanuela, Sabrina, Federica e Alessandra (anche per il supporto tecnico su Apple). A Federica mi permetto di aggiungere (anche qui) che, al divieto di occupare la zona del Kamiza per fare i suoi scatti, avrebbe fatto benissimo a ricordarci che, quando aveva dieci anni a Folgaria, il Maestro Hatakeyama stesso la aveva accompagnata al centro della palestra per fotografare meglio e che quindi non solo era stata autorizzata con quasi dodici anni di anticipo, ma anche che stava partecipando alla commemorazione con un’attività riconosciuta dal Maestro stesso e dedicata alla sua memoria. Sarebbe stato fantastico lasciarci, così, senza parole.

Mi sembra che tutti i presenti, praticanti, familiari e amici abbiano percepito chiaramente e partecipato con intensità allo spirito fervido e all’energia raccolta e concentrata che ci ha pervaso in questi due giorni. E’ stato veramente bello sentirsene parte ed in una certa maniera esserne talmente permeati da rimanere subito dopo e ancora nel tempo e nei giorni successivi come gongolanti e satolli. Sono grato a tutti e ciascuno di aver preso parte a questa notevole esperienza.

Credo, e penso di poter direi che tutti noi crediamo, che questo stesso spirito ci abbia accomunati anche con tutti coloro i quali avrebbero voluto esserci e non hanno potuto o hanno organizzato e tenuto cerimonie di commemorazione equivalenti o anche semplicemente hanno dedicato un pensiero, una parola o il più semplice degli atti alla memoria del Maestro Hatakeyama.

Penso e spero di non smettere mai di pensare che quello che ci rende simili, avvicinandoci e accomunandoci, sia enormemente più potente di quanto ci fa sembrare differenti e potrebbe separarci.

Onegai Shimasu e Domo Arigatou Gozaimashita


Bugei jūhappan – le 18 Arti del Bushi

L’insieme delle tecniche di combattimento ed arti correlate che era raccomandato di studiare e conoscere a ciascun Guerriero Samurai dell’era Tokugawa (o Periodo Edo 1603-1868) era chiamato Bugei jūhappan – 武芸十八般 “Diciotto Tipi di Arti Marziali”.

La formalizzazione dell’idea viene attribuita allo spadaccino Hirayama Gyozo, fondatore della Chukō Shingan Ryū, si ritiene si sia basato sulla più antica tradizione Cinese delle Diciotto Armi del WuShu.
Inutile dire che è ragionevole ritenere che questa idea fosse ampiamente applicata prima della sua formalizzazione.

Nel tempo ciascun Ryū sviluppò ed organizzo la propria didattica su tutte o alcune delle Diciotto Arti, dedicando maggiori attenzione e tecniche ad una o più delle arti prese in considerazione, l’elenco maggiormente diffuso dovrebbe includere:

Kyūjutsu, l’Arte dell’Arco – L’uso tradizionale dell’arco (yumi) è stato il privilegio della classe dei samurai, per una significativa parte della storia giapponese, fino a circa metà del 1500, è stata ritenuta l’ate essenziale e fondamentale del guerriero, al punto da essere il simbolo del guerriero professionista, la vua dek guerriero inizialmente era definita kyūba no michi – la via di arco e cavallo.

Sōjutsu, Arte della Lancia (槍 yari) Anche se la lancia ha avuto un ruolo nella creazoine mitologica del Giappone, pare che i primi prototipi di lancia siano giunti da altri paesi asiatici e che questi primi modelli non fossero di particolare gradimento per i giapponesi che li ridisegnarono in un gran numero di variazioni sia per l’asta sia per la testa della lancia. La Yari era l’arma popolare e degli Ashigaru durante il periodo feudale essendo meno costosa da produrre e meno complessa da maneggiare rispetto ad altre armi.

Kenjutsu, l’Arte della Spada, la scherma giapponese, 剣術 è il termine generale per tutte le koryū che studiano il maneggio della spada, in particolare quelle precedenti alla restaurazione Meiji. Anche gli stili moderni di kendo e iaido, formalizzati nel XX secolo, includono nel loro curriculum forme moderne di kenjutsu

Iaijutsu, L’Arte di estrarre la Spada (uccidere estraendo) si tratta di una serie di tecniche di estrazione ed uccisione veloce presente come disciplina in differenti forme in molte Koryū. Contempla tecniche di attacco, contrattacco, omicidio o semplice ferimento.

Tantōjutsu, l’Arte del Coltello, contempla una varietà di sistemi di combattimento con il coltello chiamato tantō, una daghetta o un coltello corto.

Juttejutsu,十手術 è l’arte marziale che studia l’uso dell’arma chiamata jitte o jutte, codificata prevalentemente per gli agenti si polizia del periodo Edo per consentire i disarmi non letali e la cattura di criminali che indossavano o maneggiavano una spada

Shurikenjutsu, 手裏剣術 è il termine generale per l’Arte di lanciare gli Shuriken, piccole armi da lancio che possono stare in una mano come puntali di metallo (bō shuriken), piastre di metallo circolari dalle differenti sagome (hira shuriken) e coltelli (tantō).

Naginatajutsu, l’arte dell’uso della Naginata 長刀, una sorta di alabarda a falcione, inizialmente usata in supporto all’arcere a cavallo. Successivamente utilizzata anche come arma lunga da guerrieri e monaci, dopo il periodo delle guerre, come arma di difesa delle case, quindi anche dalle onna-bugeishi, le donne samurai

Hōjutsu, l’Arte di Sparare con Armi d Fuoco 砲術, dedicata all’uso delle armi da fuoco che si usavano in campo di battaglia a partire dal XVI secolo. E’ ancora praticata a volte usando ancora le antiche armi da fuoco.

Bōjutsu, l’Arte del Bastone 棒術, che prevede il maneggio di un’asta di legno, una delle armi più antiche della storia. L’arma può avere differenti lunghezze e diverse tecniche di uso a seconda della scuola.

Kusarigamajutsu, l’Arte dell’so della Kusarigama una falce alla quale è sladata una catena. La kusarigama è fatta di tre parti kama (una lama curva innestata in un manico di legno), kusari (una catena attaccata alla kama) e un peso alla fine della catena

Hojōjutsu, l’Arte di Legare un opponente 捕縄術 detto anche Torinawajutsu (捕縄術), o Nawajutsu (縄術), è l’arte tradizionale di legare una persona con corde (nawa 縄). Comprende differenti materiali, tecniche e metodi di molte scuole differenti. l’Hojōjutsu è un’arte squisitamente e unicamente Giapponese, raramente è insegnata fuori dal Giappone ed è parte di scuole di Budo o Jujutsu.

Bajutsu, l’Arte di Cavalcare. le cui origini sono strettamente connesse all’arceria a cavallo (Yabusame), è considerata Arte a sè stante e conta scuole tradizionali dedicate. L’Arte origina nel VII secolo dall’Imperatore Tenji e fu insegnata su larga scala nel XII rimanaendo comunque elitaria e riservata ad un numero ristretto di samurai di alto livello.

Suieijutsu, l’Arte di Nuotare in armatura, anche se letteralmente sarebbe “abilità acquatiche”.

Ninjutsu, inteso come Spionaggio / Contro-Spionaggio, le strategie e le tecniche per il combattimento non convenzionale

Ci sono altre arti che spesso vengono incluse nella lista: Chikujōjutsu (fortificare un castello contro un assedio), Yawara (lotta), Fukumibarijutsu (sputare piccoli aghi), Yabusame (arceria a cavallo), Mōjirijutsu (combattere con armi lunghe non mortali), Yadomejutsu (deflettere le frecce), Saiminjuts (ipnotismo), Jūjutsu (lotta e combattimento a mani nude)

18 Giugno Cornaredo Katori Shinto Ryu


Seminario di Spada Giapponese Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu

Domenica 18 Giugno 2017
a Cornaredo

presso la Palestra Muratori
Via Leonardo da Vinci, 34

Direzione tecnica
M° Sergio Mor Stabilini
(7° Dan Menkyo Okuden)

con l’assistenza dei gradi Meknyo presenti

Orari: 9:00 – 12:00 e 14:00 – 17:00

Contatti

Luca Matteucci (Fudoshin Dojo di Cornaredo)
Lucafudoshin@libero.it
339 88 24 250

segreteria Jitakyoei Budo info@jitakyoeibudo.it

18 e 19 Marzo – Pratichiamo in amicizia a Carrè (VI)

L’associazione sportiva “Kyo Mizu Kan”

in collaborazione con i Dojo di Ronchi dei Legionari (GO) e Milano: Niten, Mushin Kan, Kasumi e Seishin Ryoku

organizza uno stage promozionale di Spada Giapponese della scuola

Tenshin Shōden Katori Shintō Ryu

come ogni anno lo spirito sarà “Pratichiamo in amicizia”

Lo stage sarà dedicato alla memoria dell’amico e compagno di pratica Fabio Cappello

stage coordinato dai Maestri (V Dan Menkyo Mokuroku)

niten hogaku susanoo

Sabato 18 marzo 2017 dalle 14.30 alle 18.30
Domenica 19 marzo 2017 dalle 9.30 alle 13.30

Presso la Palestra delle scuole Elementari
Via Compans – Carrè (VI)

Quota di partecipazione: 10 euro

Per informazioni:
Alarico Guzzonato (VI): 340 6894805 – alaricoguzzonato@yahoo.it
Alessandro Crizman (GO – TS): 345 8631130 – niten@libero.it
Carlo Faleschini (MI): 349 2673331 – carlo.hogaku@gmail.com

Lo stage è aperto a tutti i praticanti di tutte le Federazioni e Associazioni, purché in regola con le rispettive assicurazioni

Sarà formato un gruppo per neofiti diretto e assistito da idonei istruttori

Stage patrocinato da

comchiuppano jitakyoei ame usrarcobaleno comune carrè

18-19/6 Kenjustu a Trezzo d’Adda

Sabato 18 – Domenica 19 Giugno 2016

Seminario di Kenjustu  – Arti Marziali Esoteriche

Sabato 18 – Ken Jutsu– (ore 10.00 – 16.00)
Domenica 19 – Ken Jutsu – (ore 10.00 – 12.00)

Direzione tecnica M° Gianfranco Mor Stabilini

Presso il Dynamic Center Sport

V.Trento e Trieste 26
Trezzo sull’Adda

Contatti

Trovate maggiori informazioni sul sito Arti Marziali Esoteriche

la Grande Naginata della Chokugen Ryu

Ovvero “Chokugen-ryu Onaginata”, clip presa dal 75° anniversario dello Nihon Kobudo Shinkokai svoltosi a Tokyo il 15 Agosto del 2010.

L’arma principale è una ONaginata, ovvero una naginata molto grande, fonti non verificate sul web la danno per lunga 9 piedi o 280cm circa.

Le menzioni della scuola sul web sono inesistenti, l’unica di koryu.com sembra essere questa http://www.koryu.com/library/dskoss5.html

Trovo interessante il maneggio, il fatto che sia impugnata in fondo come una naginata moderna da atarashi naginata, la partenza dei kata spesso con taglio alle gambe e le conclusioni con tagli e minaccie a braccia, gola, ascelle, etc. e alcune coerenze con la nostra pratica. Interessanti anche gli scambi con il bo, che mi sembrano simili e coerenti con i kata eseguiti contro il bokken.

Nonostante sia evidente la fluidità e la conoscenza dei kata da parte di chi dimostra, a me sembra di rilevare alcune difficoltà nel maneggio, immagino dovuti al peso in punta dell’arma.