Ricordando Hatakeyama Goro

Sono passati undici anni dalla dipartita del Maestro Hatakeyama Goro, come molti altri allievi ieri sera e oggi ho dedicato alcuni pensieri ed un po’ di pratica al ricordo del Sensei, praticando in solitudine, purtroppo non è il massimo, piuttosto il contrario: l’unica cosa che mi è sembrato possibile fare in questi tempi di misure di contenimento della pandemia COVID

Quest’anno ho quindi pensato di celebrare privatamente il ricordo del maestro, che ha trasmesso moltissimo a molti praticanti in giro per il mondo e in Italia, della sua interpretazione del Katori Shinto Ryu e dei suoi ripetuti motti: “Tanto tanto keiko” (dal quale il nome di questo blog), “Ichi gan, ni soku, san tan, shi riki”, “MA to MA AI to ZANSHIN” e “Piano piano con precisione” (anche “C’est bon” e “Pas bien”) pronunciati in quel misto di lingue nippo-franco-italiano grazie al quale riusciva a farsi capire, aiutato dalla mimica e dal supporto dei suoi allievi più anziani.

Ho inteso anche ricordare l’uomo, che ho avuto il privilegio di incontrare quando veniva in Italia, e del quale mi hanno colpito atteggiamenti particolari e aneddoti, narrati o capitati in mia presenza. Sin da principiante, arrivando con l’aspettativa dell’austero e inflessibile maestro di arti marziali giapponesi, rigoroso e accigliato come un samurai dei film, mi stupivo piacevolmente di incontrare questo piccolo insolito giapponese, che si sforzava, a volte anche in modo un po’ buffo, per farci capire quello che intendeva in quel momento della pratica della spada e della sua personale interpretazione e che terminava le spiegazioni con un sorriso (per questo ho scelto la foto di questo articolo) e un “Capito ?!?! Hajime !!!”.

Piccolo insolito giapponese … fino a che non decideva di mettere sè stesso e la sua presenza nella spada, nella distanza e nel tempo e allora non ce ne era più tempo per pensare o giudicare, ero troppo impegnato a cercare di cavarmela e di togliermi d’impiccio.

Tra amici, fratelli e compagni di pratica, spesso abbiamo avuto modo di raccontarci gli uni con gli altri, ricordi e memorie di Hatakeyama, sia della pratica sia della vita fuori dal tatami. un po’ come si fa parlando di un amico o di un parente che vive distante e che rievochi con piacere ed affetto. Non intendo quindi mitizzare il maestro, come tutti gli uomini aveva pregi e difetti, prendeva decisioni e azioni condivisibili o non condivisibili, condivise o non condivise, forse anche per questo non smetto di seguirlo, di volergli bene, era un uomo, e questa sua indiscutibile umanità lo ha reso e continua a renderlo, a miei occhi, ancor più Maestro e studioso della Via.

Un saluto Sensei, io continuo a praticare … tanto tanto keiko, piano piano e con precisione, la seconda volta veloce.

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