Indossare l’armatura (Tanki Yoriaku)

Continuando dal precedente articolo Documentario (breve) sull’armatura giapponese e ricordando un bel sito che trattava l’argomento, mi sono messo alla ricerca.

Si trattava di una trasposizione dello “Tanki Yoriaku” fu pubblicato nel 1735 e tradotto da Matt Garbutt nel 1911 … Non trovando piu’ il sito http://www.rhinohide.cx/tousando/yoriaku/ (ahime’) pesco dal dottor wikipedia e da una mia “brutta” copia in inglese (traducendo poco e a spanne) del Tanki-Yoriaku, ripromettendomi in futuro di farne una trattazione piu’ ampia.

Tenendo conto che tendenzialmente per quasi tutto si indossa prima la sinistra e poi la destra, i passaggi possono essere riassunti in

Indossare i fundoshi, fascia di lino bianco o cotone lunga circa 150 cm (5 shaku)

poi la shitagi, una sottoveste da armatura, tra i vari tipi si consiglia quella simile al kimono con le maniche un po’ piu’ corte e piu’ corta e stretta, con alcuni bottoni sul torace.
E’ tenuta ferma dalla obi, meglio se in cotone lunga tra i 150 e i 230cm e annnodata davanti o dietro, nel secondo caso e’ piu’ difficile riannodarla se si scioglie.

I kobakama, pantaloni simili all’hakama ma piu’ corti, circa al ginocchio, annodati prima dietro e poi davanti

Tabi e kiahan. I tabi, le clasiche calze differenziate alluce-dita possono essere kawa-tabi (pelle colorata), momen-tabi (cotone) o momi-tabi (seta rossa, a rischio di essere considerati effemminati). Possono essere di cotone imbottito quelle per i cavalieri e con suole per gli ashigaru (fanti). I kiahan sono ghette di cotone o lino da annodare al lato interno della gamba in modo da non dare fastidio quando si indosseranno gli suneate. Seguono i waraji, sandali di corda di vari tipi di materiali, dalle lunghe stringhe e variamente annodati, si consiglia una cordatura aggiuntiva e di portare un paio di scorta insieme alle provviste.


Gli suneate, parastinchi di cui esistono differenti tipi come shino-dzutsu, etchu, odate-agayemon,
etc.
L’illustrazione mostra un tipo abbastanza diffuso nel Medio Evo: placche verticali collegate da maglia metallica, puo’ esserci una parte in cuoio al lato interno per lo sfregamento con i finimenti della sella. Quelli in un’unica placca sono via via passati d’uso perche’ riducevano la liberta’ di movimento.


Lo haidate il gonnellone per la protezione delle coscie, tipicamante di tessuto ricoperto di lamelle di metallo o cuoio, raramente di ossa di balena. Una volta finito di mettere le parti per piedi e gambe ci si alza in piedi e si appoggia il centro dello haidate al proprio centro, si passano i legacci intorno ai fianchi e si legano davanti al proprio centro nella parte alta del gonnellone. Si consiglia di fare il nodo in modo che non si trovi esattamente sotto il Do e possa essere eventualmente sciolto per muoversi piu’ liberamente. Gli hadate sono diventati man mano piu’ importanti mentre si riduceva la dimensione del kusazuri, il gonnellino colegato al Do.

Gli yugake, protezione in pelle colorata per mani e avambracci. A volte presentano gli
inome (occhio di cinghiale), un buco sul palmo della mano.

I kote, a protezione delle braccia, possono essere ubu-dzutsu, bishamon, shino-odatsugi, ainaka-gote, … Gli shino, odawara-inari e aigote (maniche collegate) sono consigliati per gli ufficiali. Da legare facendo attenzione a non stringere troppo per non ostacolare il movimento delle braccia, quello destro va indossato dopo aver finito di indossare il resto dell’equipaggiamento (gli arceri lo lasciavano non indossato). Kigote era il termine per indicare quelli con l’aggiunta di erisuwari (colletto/collare imbottito), kara-ate (imbottitura alle spalle) e wakabiki (un giacchino in placchette o maglia metallica di protezione per le ascelle).

Doyoroi e kusazuri, protezione del tronco e gonnellino lamellato.
Ci sono alcuni tipi di dou: renja-ku-do (tenuto dai renjaku – bretelle – al proprio interno), tatami-do
(armatura pieghevole, che si apre sul lato destro). Hikiwase e Sewari-gusoku (che hanno apertura davanti e/o dietro). Si indossa in sei passaggi: sedersi, prendere il dou e aprirlo, appoggiare l’apertura sul ginocchio, indossare la parte sinistra e tirare fino a coprire tutto il corpo, piegare la parte frontale dell’hikiwase e annodare le corde (nodo ha-namusubi “a fiore”) e serrare le corde (kurisage-no-o) partendo dalla sinistra

Lo uwa obi, una specie di cintura in lino o cotone, avvolta due o tre volte, indossata circa come una classica cintura da arti marziali e annodata con un hana-musubi

I sode, protezioni per le spalle, possono essere o-sode, chu-sode e ko-sode (grande, media e piccola taglia). Si fissano ai watakami (spalliere del dou) grazie a dei ganci. Kosode e okisode (piccole placche da spalla) proteggono i kotesuke (punti lasciati scoperti da kote e watakami). Osode e chusode (grande e medi sode) vengono indossati solo dagli ufficiali importanti.

Il nodowa, la gorgiera a protezione della gola, che puo’ essere nodowa, meguriwa, eriwa e manjuwa. il primo fissato dietro al collo con corde, il secondo con ganci, il terzo con una fibbia, l’ultimo alla maschera sotto al mento e alla parte superiore del dou, ma e’ scomodo in combattimento. Ci sono anche differenti stili di nodowa: tentsuki (il piu’ diffuso), meguriwa, eriwa e manju.

Lo hoate, la caratteristica maschera a protezione del viso, della quale ci sono sei stili, tutti coprono guance e mento, si raccomanda che la protezione per il naso possa essere rimossa. Prima di indossarlo mettere un fukusa (fazzoletto) tra maschera e mento e serrare le corde in alto dietro alla testa. Alcuni stili: menpo (faccia guance – copre tutta la faccia), hoate (proteggi guance- tutto fino al livello degli occhi), sarubo (guance di scimmia) e tsubamegata (a forma di rondine) che coprono il solo mento

Il kabuto, l’elmo, del quale ci sono centinaia di stili e svariate di shikoro (la protezione per il collo agganciata al retro e ai lati dell’elmo). Ci sono tre varieta’ di shinobi-no-o (corda che assicura l’elmo alla testa): mitsuchi, yotsuchi e itsutsuchi, dipendentemente dalla lunghezza.

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