Shinto Nikkō Tōshō-gū – il Santuario Tōshō-gū di Nikko




Nikkō Tōshō-gū

è dedicato a Tokugawa Ieyasu, il fondatore dello shogunato Tokugawa, ultimo shogunato del Giappone che guidò il paese per oltre 250 anni, fino al 1868. Costruito in origine nel 1617, durante il periodo Edo, mentre Hidetada, figlio di Ieyasu, era shogun, fu ampliato ai tempi del terzo shogun, Iemitsu.

Il santuario è nella città di Nikkō nella prefettura di Tochigi nel nord della regione di Kantō sull’isola di Honshū ed è un Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Nel santuario sono anche conservati i resti di Ieyasu. Il santuario è dedicato agli spiriti di Ieyasu e a quelli di altri due personaggi storici del Giappone, ossia Toyotomi Hideyoshi e Minamoto Yoritomo.

Nel periodo Edo, lo shogunato Tokugawa organizzava processioni da Edo al santuario di Nikko, i festival in primavera e autunno derivano da questa antica usanza e sono conosciuti con il nome di Processioni di mille guerrieri.

Il complesso è riccamente decorato e consiste di più di una dozzina di edifici shintoisti e buddisti situati nel mezzo di un bellissimo bosco. In origine il mausoleo era piuttosto semplice, ma durante la prima metà del XVII secolo, il nipote di Ieyasu, Iemitsu, lo ampliò fino a farlo diventare il bellissimo complesso che si può ammirare ancora oggi.

Cinque strutture del santuario di Nikko, due spade conservate nel santuario e altri oggetti, sono classificate come tesoro nazionale giapponese e come importanti proprietà culturali. Famose costruzioni appartenenti al santuario includono lo Yomei-mon, un portale conosciuto anche come Higurashi-no-mon. Bassorilievi e colori sgargianti decorano la superficie delle facciate del portale. Un’altra entrata è il Kara-mon, così chiamato per le decorazioni in stile cinese, colorate di bianco. Una scultura raffigurante un gatto che dorme si dice sia opera di Hidari Jingoro.

Il santuario di Toshogu è famoso per le sculture ornate che decorano magnificamente gli interi edifici, sia all’interno che all’esterno. In particolare, l’imponente porta-torre chiamata Yomei-mon è famosa per le sue ricche decorazioni che comprendono più di trecento sculture rappresentanti animali mitici come draghi, giraffe e leoni.

La scuderia dei cavalli sacri del santuario presenta una decorazione raffigurante le tre scimmie sagge (in Giapponese 三猿, sanzaru, oppure 三匹 の猿, sanbiki no saru), chiamate Mizaru (見猿, ossia “non vedere il male”), Kikazaru (聞か猿, “non ascoltare il male”) e Iwazaru (言わ猿, “non parlare del male”), simbolo tradizionale della cultura giapponese.

Centinaia di gradini di pietra guidano attraverso la foresta di cryptomeriae dov’è situato il santuario con la sepoltura Ieyasu. Un torii in cima alla scalinata mostra scritture attribuite all’imperatore Go-Mizunoo. Un’urna di bronzo contiene i resti di Tokugawa Ieyasu.

Il percorso di 37 chilometri che si estende dalla città di Nikko fino al santuario è chiamato “Nikko Suginamiki,” perché segue la linea di ben 15.000 cipressi piantati nel 17 ° secolo. Questo percorso è stato designato come Monumento Naturale.







Sito Web (Columbia Univeristy)
Canale Youtube Pagina Facebook Pagina Instagram

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Nikko
https://www.marcotogni.it/santuario-toshogu/
http://www.mustlovejapan.com/subject/toshogu/

Buon Natale 2019 e Ottimo 2020

I nostri migliori e più sinceri auguri per un buon Natale ed un luminosissimo anno nuovo

Taikai Dieci Inverni – La pratica del cuore

Il 7 e l’8 dicembre 2019 ci siamo incontrati per celebrare la decima commemorazione del Maestro Goro Hatakeyama.

L’incontro, organizzato dal Kobukan Dojo di Roma e dal MuShinKan di Milano, si è tenuto nella bellisima palestra rotonda del Lido di Milano con la ulteriore partecipazione di insegnanti, praticanti e rappresentanti dei dojo e delle associazioni FuRyu, IronDo, Kodokan CorteRegina, Kohan, Niten, SeiRyokyZenYo, SeiRyu, Seishin e Yohkoh.

Sono stati due giorni di pratica, marziale e non solo, sempre e comunque intensa, appassionata, altruistica, nella quale è stato in ogni momento evidente che ciascuno dei presenti si è dedicato appieno, con sincero spirito marziale e con tutto il cuore.

L’incontro è stato pensato e proposto sin dai primi momenti organizzativi come una buona occasione per consentire a tutti i praticanti e gli ex-praticanti della linea Hatakeyama di ritrovarsi insieme, come quando il Maestro era vivo, incontrandosi nella pratica ed intorno ad essa, per ricordarlo rispettosamente ed onorare la sua memoria, riconoscendo che ha insegnato a tutti in modo generoso e disinteressato.

L’occasione ha voluto essere un gesto di rispetto ed affetto, per ripercorrere e ribadire quanto gli allievi del Maestro Hatakeyama hanno in comune: la sua pratica e le forme così come le ha mostrate e come le hanno tradotte e le trasmettono i maestri italiani presenti, in modo da offrire l’opportunità di entrare in contatto con quella visione e quello spirito.

Un buon numero degli amici e praticanti contattati hanno potuto partecipare di persona, alcuni percorrendo centinaia di chilometri per farlo, oltre a loro, hanno risposto anche gruppi e singole persone che avrebbero organizzato e tenuto le commemorazioni sul proprio territorio. Siamo certi che, anche se separati dalla distanza, siamo stati uniti nello spirito della commemorazione e ci fa piacere pensare che questo spirito e questo senso della memoria, che ci hanno emozionati e coinvolti sabato e domenica, siano stati ugualmente condivisi da tutti coloro che hanno dedicato parte del proprio tempo e della propria pratica alla memoria del Maestro.

Credo sia poco probabile che io riesca a trasmettere appieno il senso di coralità e reciprocità che ha caratterizzato la commemorazione con un semplice resoconto, in ogni caso voglio condividere le attività a cui abbiamo partecipato:

Subito dopo l’accoglienza, il saluto tradizionale e il benvenuto di Carlo e Fabio, il pomeriggio di sabato 7 si è concentrato nella pratica libera dei vari livelli di kenjustu, delle “armi lunghe” e dello iaijustu, con l’intento di contenere le correzioni e valorizzare il confronto e la condivisione di similitudini e differenze della pratica di ciascun gruppo.

Dopodichè si è tenuta la cerimonia “Sen Makiuchi Men”, dedicando alla memoria del Maestro l’esecuzione da parte di ciascuno dei presenti di mille Makiuchi men. “Che senso ha fare mille ripetizioni di una tecnica? Nessuno” – parafrasando Fabio – “se non dedicare questo particolare momento e l’impegno in questa pratica alla memoria di chi si è speso tanto per noi, per trasmetterci quello che ancora oggi ci accomuna, ci piace e ci permette di incontrarci”. Makiuchi dopo makiuchi, decina dopo decina, centinaio dopo centinaio siamo arrivati a mille, insieme, con i kiai simultanei che si succedevano, un po’ stupendoci che lo stessimo facendo e che lo avessimo fatto fino in fondo, faticoso si, ma meno di quanto alcuni dei presenti avessero temuto e, probabilmente, trovando ognuno più di un motivo e più “sensatezza” in quello che stavamo facendo.

Il pomeriggio si è concluso con organizzazione, coordinamento e prime prove per le dimostrazioni del giorno successivo, ribadendo che tutti avrebbero partecipato, indipendentemente da conoscenza, livelli, abilità ciascuno portando la propria pratica e la propria presenza.

La domenica mattina è iniziata, per chi ne aveva intenzione e, in particolare, per chi aveva dormito nel Dojo, con lo Zazen e la recita dei sutra.

Il taikai si è poi nuovamente trasferito alla Palestra Rotonda dove le coppie convenute per le dimostrazioni hanno avuto il tempo di provare insieme i kata che avrebbero eseguito.

Con rinnovata dedizione corale, determinata presenza, con tutto il cuore, si sono avvicendate le dimostrazioni con l’apertura Arai No Gi di Fabio Bardanzellu seguita dai kata di Omote Ken Jutsu, Omote Bo Jutsu, Omote Naginata Jutsu, Ura Ryoto e Kodachi, Gogyo no Tachi, Iai Jutsu, Gokui no Bo, So Jutsu, Shichjo e Ura Iai Jutsu per concludersi con Osame no Gi tenuto da Alessandro Crizman, Carlo Faleschini e Stefano Poma. Ogni convenuto, che fosse impegnato nella pratica o che stesse assistendo, ha avuto modo di vedere e sentire profondamente, l’intensità dello spirito messo in gioco, quanto vivide e acute siano state presenza e concentrazione durante tutte le fasi delle dimostrazioni.

Sprito, intensità e vividezza che hanno continuato ad essere presenti anche nello Shodo, calligrafia commemorativa eseguita con maestria da Fabio Bardanzellu tracciando i kanji di una delle frasi che abbiamo sentito più spesso dal Maestro Hatakeyama: “Tanto Tanto Keiko” su un telo di quattro metri disposto per l’occasione.

Sprito, intensità e unanimità sono stati il corpo della cerimonia dell’offerta dell’incenso e la recita corale del Sutra del Cuore e della Eko o invocazione e dedica, officiate dal Densu Carlo Hogaku Faleschini e da tutti i presenti con l’intento di rendere omaggio alla memoria del Maestro. La scelta del sutra non è stata casuale, fu recitata da Hatakeyama e Carlo insieme in occasione di una visita al MuShinKan.

MAKA HANNYA HARAMITA SHINGYO – TAISEN DESHIMARU
come pubblicata su www.mushinkan.org

Non sono mancati i momenti conviviali con la cena di sabato sera e il pranzo comune di domenica al MuShinKan, dove grazie alla celata organizzazione e alla preparazione occulta di Sabrina e Cristina è stato possibile festeggiare (a sorpresa) il compleanno di Fabio. E’ stato toccante leggere la comune emozione di Carlo e Fabio alla consegna del regalo di uno per l’altro.

Non è mancato nemmeno il lavoro di trasporto e falegnameria per dare forma alla struttura ingegnosa studiata da Carlo per presentare ed esaltare la scrittura calligrafa del Maestro, la sua foto e il bell’ikebana preparato da Ambrogio.

Qui di seguito propongo una brevissima selezione dalle oltre mille foto scattate durante i due giorni e dagli oltre 12 GB di filmati per i quali ringraziamo il videomaker Gaetano e le fotografe Emanuela, Sabrina, Federica e Alessandra (anche per il supporto tecnico su Apple). A Federica mi permetto di aggiungere (anche qui) che, al divieto di occupare la zona del Kamiza per fare i suoi scatti, avrebbe fatto benissimo a ricordarci che, quando aveva dieci anni a Folgaria, il Maestro Hatakeyama stesso la aveva accompagnata al centro della palestra per fotografare meglio e che quindi non solo era stata autorizzata con quasi dodici anni di anticipo, ma anche che stava partecipando alla commemorazione con un’attività riconosciuta dal Maestro stesso e dedicata alla sua memoria. Sarebbe stato fantastico lasciarci, così, senza parole.

Mi sembra che tutti i presenti, praticanti, familiari e amici abbiano percepito chiaramente e partecipato con intensità allo spirito fervido e all’energia raccolta e concentrata che ci ha pervaso in questi due giorni. E’ stato veramente bello sentirsene parte ed in una certa maniera esserne talmente permeati da rimanere subito dopo e ancora nel tempo e nei giorni successivi come gongolanti e satolli. Sono grato a tutti e ciascuno di aver preso parte a questa notevole esperienza.

Credo, e penso di poter direi che tutti noi crediamo, che questo stesso spirito ci abbia accomunati anche con tutti coloro i quali avrebbero voluto esserci e non hanno potuto o hanno organizzato e tenuto cerimonie di commemorazione equivalenti o anche semplicemente hanno dedicato un pensiero, una parola o il più semplice degli atti alla memoria del Maestro Hatakeyama.

Penso e spero di non smettere mai di pensare che quello che ci rende simili, avvicinandoci e accomunandoci, sia enormemente più potente di quanto ci fa sembrare differenti e potrebbe separarci.

Onegai Shimasu e Domo Arigatou Gozaimashita


Shinto Meiji Jingu Shrine – il Santuario Meiji


Meiji Jingu

è a Tokyo, nei pressi della stazione di Harajuku, isolato e in un contesto boschivo nel cuore della città, è una perla del culto Shinto ed è dedicato alle anime dell’Imperatore Mutsuhito e di sua moglie, l’Imperatrice Shōken.

L’Imperatore Meiji morì nel 1912 e la moglie nel 1914, il santuario fu costruito in loro onore, i lavori cominciarono nel 1915, diretti dall’architetto Itō Chūta, il santuario venne inaugurato e consacrato nel 1920 e fu completato nel 1921. L’edificio originale venne distrutto durante la Seconda guerra mondiale e l’attuale fu completato nell’ottobre 1958.

Il territorio occupato dal santuario è suddiviso in due zone: Naien, o giardino principale, è l’area con gli edifici sacri e include anche un museo dove sono conservati oggetti appartenuti all’imperatore Meiji e all’imperatrice Shōken. Il museo è costruito in stile Azekurazukuri.
Gaien, o giardino esterno, che include la galleria di dipinti dei Meiji, una collezione di ottanta illustrazioni raffiguranti eventi chiave nella vita dell’imperatore e della consorte. Nel Gaien ci sono anche varie attrazioni sportive come lo stadio nazionale, che lo rendono uno dei più importanti centri sportivi del Giappone. Altro luogo importante è la sala memoriale Meiji, originariamente usata come luogo per incontri governativi. Oggi è usata per celebrare matrimoni shintoisti.

Le aree sono coperte da una foresta sempreverde di 120,000 alberi appartenenti a 365 specie differenti, donati dal popolo giapponese quando il santuario fu edificato. Questa foresta di 700,000 metri quadrati (175 acri circa) nel cuore di Tokyo è visitata quotidianamente sia come luogo sacro e meditativo sia come area di ricreazione.

Il santuario è costruito su di un’area dove l’imperatore e l’imperatrice Meiji si recavano abitualmente. Le strutture sono essenzialmente in legno di cipresso giapponese proveniente da Kiso e sono costruite secondo lo stile Nagarezukuri. Una delle ragioni per cui è stato scelto proprio questo sito fu perchè qui c’era il giardino di iris disegnato personalmente dall’Imperatore Meiji per la gioia ed il piacere dell’Imperatrice.

Il santuario è costruito in modo abbastanza differente dalla maggior parte degli altri templi Shinto, poichè è un santuario di stato elevato legato alla Famiglia Imperiale, infatti viene utilizzato il termine jingū al posto di jinja usato per gli altri templi e il simbolo imperiale si trova ovunque nelle decorazioni e negli edifici. Lo stato fondò il santuario per incoraggiare la pratica di enfatizzare l’Imperatore in quanto essere divino. Può essere detto molto sul significato del tempio durante gli anni che condussero alla seconda guerra mondiale e sulla sua funzione di promozione dello Shinto di Stato.

Una delle sorprendenti caratteristiche è che ci sono barili di sake posizionati lungo tutto il percorso di avvicinamento al tempio. I coloratissimi barili di sake sono un dono al santuario da parte dei produttori di sake, che è spesso utilizzato nei rituali Shinto e ha un ruolo importante in molte cerimonie. Questo può essere visto anche in altri santuari, quello che è solo qui sono i barili di vino posizionati di fronte a quelli di sake, si tratta di un dono da parte dei vinai della Borgogna in Francia, che si dice l’Imperatore Meiji apprezzasse.

Lo Shiseikan Budojo e la sala per la pratica del Budo tradizionale, è stata costruita nel 1973 per supportare le persone che vogliono promuovere l’educazione morale alla salute attraverso la pratica del Budo tradizionale. Ad oggi sono attivi i corsi in varie discipline come Kyudo, Judo, Kendo e Aikido. Oltre ai corsi di pratica, vengono ospitate anche conferenze sul Budo e argomenti correlati.

Meiji Jingu Kobudo Embu Taikai

Una gran folla si raduna ogni anno al tempio il 3 di novembre, in occasione della Festa della Cultura. Le donne e i bambini vi partecipano indossando i tradizionali kimono. Vi sono mostre di crisantemi, si celebrano matrimoni e nel parco si rinnova l’antico rito dello Yabusame (torneo di arcieri a cavallo).

La dimostrazione di Kobudo viene organizzata dalla Nihon Kobudo Shinkokai organization, una delle principali organizzazioni di praticanti delle antiche Koryu. La prima Embu (dimostrazione) inizia alle 10am, dopo una breve cerimonia accompagnata dal suono delle conchiglie a tromba.
60 scuole presentano le proprie dimostrazioni in due aree avendo a disposizione 10 minuti ciascuna. La cerimonia termina alle 4pm con l’Hojutsu, la moschetteria tradizionale giapponese.

Alcune scuole come Katori Shinto Ryu o Yagyu Shinkage Ryu sono rappresentate da più gruppi ed è confortante vedere che, nonostante le differenze, le organizzazioni di Kobudo sono capaci di presentarsi insieme per eventi di tale importanza.






Sito Web
Canale Youtube Pagina Facebook Pagina Instagram

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_Meiji
http://www.meijijingu.or.jp/english/index.html
https://www.japan-experience.it/citta-tokyo/santuario-meiji-jingu

Meiji-jingū: Guide to Tokyo’s major Shinto shrine


https://www.seidoshop.com/blogs/the-seido-blog/53-meiji-shrine-kobudo-embu-taikai

Commemoriamo Hatakeyama, insieme nello spirito del keiko

Tutti insieme condividendo la pratica e lo spirito, alcuni fisicamente insieme, altri fisicamente distanti. Commemorando condividiamo lo stesso spirito, un solo spirito, quello di una delle frasi più ripetute dal Maestro Hatakeyama Goro “Tanto tanto keiko, praticate sempre, ogni giorno, ogni volta che potete”.

Ricorre il decimo anniversario della dipartita del Maestro Hatakeyama Goro, mentre questo post si pubblica da solo (lo ho programmato) sono sul tatami a praticare alla cerimonia organizzata da Kobukan dojo e Mushinkan e alla quale partecipano anche altri praticanti e altri dojo.

L’intenzione è quella di ricordarlo rispettosamente ed onorare la sua memoria, riconoscendo che ha insegnato sempre in modo generoso e disinteressato. Un gesto di rispetto ed affetto, per ripercorrere e ribadire quanto abbiamo in comune, la sua pratica e le forme, così come ce le ha mostrate e come le hanno tradotte e le trasmettono i suoi interpreti e volendo offrire a ciascuno dei presenti l’opportunità di entrare nuovamente in contatto con quella visione e quello spirito.

Anche altri dojo, altre associazioni, altri praticanti hanno commemorato e stanno commemorando il nostro Maestro in altri luoghi tanto o poco distanti.

La pratica, il keiko, la dedizione che infondiamo e anche nostra semplice presenza, ci uniscono travalicando ogni distanza, ogni differenza, ogni distinzione.

Oggi, adesso, qui e ovunque voi stiate commemorando il Maestro … siamo tutti uniti, siamo tutti lo stesso spirito.

Onegai Shimasu

Il Maestro Goro Hatakeyama, nato a Tokyo il 17 agosto del 1928, inizia lo studio delle arti marziali a 13 anni praticando judo, sumo e kendo mentre frequenta le scuole. Nel dopoguerra inizia a praticare uno stile tradizionale di Ju Jutsu, ma, in seguito alla morte senza eredi del Soke, la scuola chiude. Nel 1960 inizia la pratica del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu presso il Dojo di Yoshio Sugino Sensei di cui diviene allievo diretto e rapidamente primo assistente.
Ottenuto il IX° dan Menkyo Kaiden dal M° Yoshio Sugino, si dedica all’insegnamento del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu. Quando il Maestro Sugino si ritira dall’insegnamento all’estero per motivi di età, il maestro Hatakeyama lo sostituisce continuando la sua opera di insegnamento al di fuori del Giappone con stage in Francia, Olanda, Belgio, Svizzera, Italia, Gran Bretagna, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Russia, Canada e Stati Uniti.
Dopo la morte del M° Yoshio Sugino, avvenuta nel 1999, il Maestro si stacca dal Sugino Dojo per riproporre il Katori Shinto Ryu degli anni della sua giovinezza rivisto con gli occhi di 40 anni di esperienza. Il 9 Dicembre 2009, a Kamakura, ci lascia dopo una non lunga malattia.

Shinto Itsukushima Jinja – il Santuario di Itsukushima



Itsukushima Jinja

si trova sull’isola di Miyajima, nella città di Hatsukaichi, prefettura di Hiroshima, il sito è inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, nonché tesoro nazionale del Giappone, ed è incluso nel parco nazionale di Setonaikai.

Il santuario fu costruito per via della sacralità dell’isola stessa su cui sorge, ritenuta di origine divina. L’ingresso all’isola è stato a lungo vietato, finché ai pellegrini è stato concesso di raggiungere il santuario costruito su palafitte all’interno di una piccola baia dell’isola.

Ichikishimahime-no-mikoto, Tagorihime-no-mikoto e Tagitsuhime-no-mikoto sono i tre kami del santuario, nacquero quando Amaterasu Ōmikami e suo fratello Susanoo-no-mikoto fecero una solenne promessa sul Piano Celeste usando un gioiello e una spada. Sin dai tempi più antichi sono stati riveriti e venerati come divinità che si occupano di assicurare il benessere della famiglia imperiale, fanno da guardia alla nazione e e proteggono la gente di mare.

Quando i kami stavano cercando la miglior località in cui stabilirsi, Saeki no Kuramoto, che governava sull’isola, ricevette una profezia, guidato da un corvo divino proveniente dai Paini Celesti, navigò intrno all’isola insieme alle divinità e decise di costuire un santuario nel punto in cui l’onda ohe sailed around the island with the deities and decided to build a shrine at this place where the tide si frange e fluisce. Secondo le antiche registrazioni questo avvenne nel 593, l’anno dell’ascesa al trono dell’Imperatrice Suiko.

Il famosissimo torii di conseguenza è stato costruito sull’acqua e collocato in mare di fronte al tempio ed è raggiungibile a piedi solo durante la bassa marea, per le strade dell’isola non è difficile avvistare gruppi di daini e cervi che si aggirano liberamente.

L’isola è accessibile tramite traghetto, con lo scalo poco lontano dal santuario, dal 1878 non sono permesse nascite o morti nella zona del santuario, per mantenerne la purezza, dato il grande valore sacrale che Itsukushima ha in Giappone. Quindi le donne incinte e i malati terminali vengono allontanati dall’isola. Anche le sepolture sono vietate.

La fondazione del santuario si colloca tra il VI e l’VIII secolo e ha mantenuto la sua forma attuale dal 1168. Quell’anno il complesso è stato probabilmente ricostruito grazie a Taira no Kiyomori, il più potente signore giapponese della sua epoca. Le successive riedificazioni seguite a distruzioni hanno seguito l’impostazione data in questo periodo al santuario, sia nella forma che nello stile.

Il santuario consiste in una serie di strutture a palafitta situate sulla baia dell’isola di Itsukushima, è circondato da edifici ausiliari associati allo shintoismo e al buddismo e costruiti a secoli di distanza tra loro secondo stili architettonici differenti, essi includono una pagoda a cinque piani, una pagoda a due piani, alcuni santuari e un centro di teatro Nō.

Gli edifici che compongono il santuario sono edificati secondo l’antica architettura shintoista e costituiscono un importante esempio di architettura antica religiosa integrata con il paesaggio naturale. Le forme delicate degli edifici rossi davanti al verde scuro della montagna creano una suggestiva composizione con nitidi contrasti di colori e massa.

Nel corso della sua storia, il santuario è stato più volte danneggiato dalle tempeste, il 5 settembre 2004, il complesso religioso fu seriamente danneggiato da un tifone: i tetti e i camminamenti furono parzialmente distrutti, e per questo rimase chiuso per lavori di ricostruzione. Oggi è riaperto al pubblico, anche se i delicati lavori di restauro sono tuttora in corso.

Il torii

Il torii del santuario di Itsukushima è una delle maggiori attrattive turistiche del Giappone, e l’immagine del portale di fronte al Monte Misen dell’isola è una delle classiche tre viste del Giappone (insieme alla lingua di sabbia di Amanohashidate e alla baia di Matsushima). Il portale originale è stato eretto nel 1168, ma la versione attuale è del 1875.

Il torii è alto sedici metri ed è costruito in selezionatissimo legno di canfora, fatto venire appositamente da Miyazaki, nel Kyūshū. Lo stile è quello denominato “a quattro pilastri” (yotsu-ashi), che consente maggiore stabilità alla struttura. Con l’alta marea il portale è accessibile solo in barca, con la bassa marea può essere raggiunto a piedi dall’isola. È un’usanza comune per i visitatori inserire monete nelle crepe dei pilastri del torii esprimendo un desiderio, un’altra abitudine degli abitanti del luogo è riunirsi alla bassa marea per raccogliere i crostacei attaccati alla base del torii stesso. Di notte il torii è illuminato.

Pagode e tempio buddista

Daishō-in: Il tempio buddista di Daishō-in o Daisyō-in o Suishō-ji permette di godere di un’ottima vista sull’isola. Si trova sul monte Misen, venne fondato dal monaco Kūkai, padre del buddismo Shingon.
Goju no to (Pagoda a cinque piani) inizialmente costruita nel 1407 e poi ricostruita nel 1533. Costruita in legno ed alta 27 metri ricomprende motivi giapponesi ed anche cinesi, l’interno della pagoda è decorato con motivi bene auguranti con draghi e fiori di loto. Purtroppo non è permessa l’entrata all’interno della pagoda.
Tahoto (Pagoda a due piani) Costruita nel 1523, un tempo era chiamato Hozan shrine. La pagoda è circondata da alberi di ciliegio e quando fioriscono il luogo diventa davvero incantevole.





Sito Web
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Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Itsukushima
http://www.en.itsukushimajinja.jp/history.html
https://www.japanitaly.it/miyajima2/

Commemorazione per la decima ricorrenza Hatakeyama Goro – invito da Kobukan dojo e MuShinKan

Segnalo l’evento ed estendo l’invito a partecipare a pratica e TAIKAI.

Cliccando sull’immagine precedente potete scaricare il programma, qui di seguito l’invito, ritoccato solo un pochino per integrare due messaggi.

Cari Maestra/o, Istruttrice/Istruttore, compagna/o d’armi del Katori Shinto Ryu.

il prossimo 8 dicembre saranno dieci anni dalla morte del Maestro Goro Hatakeyama (da ciò abbiamo intitolato 10 inverni), durante questo tempo sono successe molte cose e ciascuno di noi ha seguito il proprio percorso, come peraltro il Maestro aveva previsto poco prima della sua dipartita, anche al di fuori del suo insegnamento.

Vi scriviamo perché crediamo che questo “anniversario” rappresenti una buona occasione per ritrovarci tutti insieme come quando il Maestro era vivo incontrandoci nella pratica, ma non solo.

Abbiamo pensato ad un incontro per ricordarlo rispettosamente ed onorare la sua memoria, riconoscendo che ha insegnato sempre in modo generoso e disinteressato. Un gesto di rispetto ed affetto, per ripercorrere e ribadire quanto abbiamo in comune, la sua pratica e le forme, così come ce le ha mostrate e come le hanno tradotte e le trasmettono i suoi interpreti, gli attuali maestri italiani che vorranno partecipare, e volendo offrire a ciascuno dei presenti l’opportunità di entrare nuovamente in contatto con quella visione e quello spirito. Una occasione di incontro anche per chi non pratica più e vorrebbe comunque essere presente.

Sarà quindi possibile partecipare all’allenamento del sabato pomeriggio e/o partecipare, il giorno successivo, alle dimostrazioni anche portandone una propria individuale o di gruppo, oppure, semplicemente, assistere al Taikai della domenica.

Per piacere fateci sapere se sarete insieme a noi e come preferite partecipare quanto prima e al massimo entro il 30 Novembre 2019, indicando i partecipanti per ogni parte ed eventuali note informative (come ad esempio specifici regimi alimentari, intolleranze, patologie, etc.)

Speriamo di incontrarvi

MuShinKan e Kobukan dojo

Per contatti:

Carlo Hogaku carlo.hogaku@gmail.com
Rodolfo ilrude@yahoo.it