Jinja, jingū o taisha, il Santuario Shinto

La parola giapponese Jinja indica un Santuario Shintoista, in genere comprendendo una serie di edifici e strutture e l’area naturale circostante, questo è il luogo dove i fedeli shintoisti pregano, ringraziano e venerano i Kami, che possiamo intendere come Dei o Spiriti.

Si crede che inizialmente i santuari fossero strutture temporanee (shaden) allestite in luoghi naturali e sacri come caverne o montagne in occasione dei Matsuri (celebrazioni shinto). In seguito si diffuse la credenza che un Kami, venerato in un santuario, ne avrebbe fatto la sua residenza sacra e nacquero i primi santuari stabili, i jinja. Parecchi Jinja antichi hanno ancora tracce dei luoghi di preghiera originali, affacciati su ambienti sacri a cui è solitamente vietato l’accesso.

Si ritiene che lo Shintō abbia circa 100.000 santuari, dai più grandi ai più piccoli, il più antico dei quali ha oltre 2.000 anni. Il kami venerato in un jinja generalmente è una divinità shintoista, spesso vengono venerate anche divinità buddhiste o taoiste associate o identificate come kami. Alcuni santuari, inoltre sono consacrati a persone importanti, figure mitologiche o specifici eventi.

Dal periodo Nara fino al periodo Meiji una serie di templi buddisti sono stati costruiti all’interno o adiacenti a santuari shintoisti. Quando un jinja ospita un tempio buddista è chiamato jinguji. Nel 1868 fu vietata la costruzione di questo tipo di templi-santuari, volendo distinguere decisamente i riti dedicati ai kami da quelli ai budda, in modo da rendere più forte l’identificazione dei fedeli con lo Shinto, dichiarata religione di stato. Ciononostante molti santuari e templi, ancora oggi collaborano tra loro in occasione dei matsuri e di altri eventi.

Un santuario shinto identifica un’intera area, composta da molti edifici e diverse strutture, al cui interno risiede il kami venerato presso quel santuario, non visibile dai fedeli. Esistono diversi stili architettonici in tutto il Giappone e solitamente il kami si trova presso la honden, nella quale si trova fisicamente il goshintai (“il Sacro Corpo del kami”) nel quale si ritene che il kami si sia fuso o del quale prenda possesso. Può capitare che la divinità sia troppo “grande” per essere custodita in un edificio, ad esempio quando questa è una montagna o un oceano, per cui alcuni santuari non posseggono una honden.

L’haiden è la sala di culto, in genere è di fronte alla struttura principale, l’honden, e spesso viene costruito su una scala più grande rispetto al secondo. L’haiden e l’honden possono essere collegati attraverso l’heiden, o sala delle offerte.

L’honden è il luogo dedicato al kami, consacrato e chiuso al pubblico, mentre l’haiden è lo spazio per le cerimonie e per adorare i kami. L’honden può mancare e essere sostituito da un terreno sacro.

Tra le caratteristiche principali dei santuari in stile “puro” ci sono le colonne e le pareti in legno naturale (in contrasto con quelli dipinti di rosso e bianco), tetti di paglia, le corna (Chigi) che sporgono dalla sommità del tetto.

La maggior parte dei santuari hanno elementi dell’architettura cinese, successivi all’arrivo del buddhismo in Giappone nel 6° secolo, che includono le colorazioni in rosso, pareti e colonne bianchi, tetti di tegole, gronde rovesciate, sculture dettagliate e ornamenti del sottogronda.

Funi speciali e nappe pendenti (shimenawa) e strisce di carta bianca (gohei) risalgono ai tempi antichi quando venivano usate per delimitare i luoghi sacri. Le Shimenawa sono tradizionalmente collocate sopra l’ingresso dei templi principali per segnalare il luogo come sacro. Possono essere enormi: le corde possono pesare 200 kg e le nappe, che assomigliano a fasci di essiccazione del riso, misurano anche 1,5 metri di altezza. Sono messe in atto con una gru.

Gli edifici e le strutture principali del tempio sono:

Honden

è la sala principale del santuario, al cui interno viene conservato l’oggetto sacro simbolo del santuario stesso e intimamente legato al kami (quasi mai visibile ai fedeli, ma solo ai sacerdoti). L’honden è la struttura centrale e lo spazio più sacro del santuario. Gli stili cambiano molto e dipendono dal lineage divino del tempio, ma alla fin fine sono tutti riconducibili allo stile taisha-zukuri del Tempio Izumo Taisha Shrine oppure allo shinmei-zukuri come al Grande Tempio di Ise. si ritiene che il taisha-zukuri rispecchi l’architettura delle antiche residenze, mentre lo shinmei-zukuri sia modellato sugli antichi granai. In ogni caso il tetto dello honden mostra ornamenti lignei distintivi noti come chigi and katsuogi. I katsuogi sono i ciocchi dalle estremità assottigliate posti trasversalmente alla costa del tetto, mentre i chigi sono l’estensione delle travi che si incrociano al culmine e si estendono per alcuni centimetri. Il culmine dei chigi può essere tagliata orizzontalmente (uchi-sogi) e indica una divinità femminile o verticalmente (soto-sogi) e indica una divinità maschile

Haiden

è la sala delle offerte dove i fedeli pregano i kami e fanno le proprie offerte. Nei templi più piccoli, le due sale possono essere racchiuse in un unico edificio, mentre in quelli più grandi ed importanti, sono quasi sempre edifici diversi, anche se adiacenti.
Le preghiere offerte all’esterno dell’haiden sono chiamate ryakushiki sanpai (venerazione semplificata). Un rituale più completo è detto seishiki (formal) sanpai or jōden (in-hall) sanpai e si fa all’interno.

Saisen-bako

è una scatola di legno, solitamente intarsiato, posta nella Haiden del santuario ed usata per la raccolta delle offerte. Le monete dei fedeli vengono gettate al suo interno prima di pregare il kami e la stessa è facilmente identificabile perché sulla sua sommità sono presenti vari listelli di legno paralleli. In genere l’offerta è di 5 yen perchè go-en (5 yen) suona come la parola giapponese per fortuna (goen)

Tori

sono tra gli elementi più distintivi e caratteristici di un santuario shintoista; rappresentano il portale di ingresso del santuario e separano l’area sacra dall’area quotidiana in cui vivono le persone. Oltre che posti all’ingresso del santuario, spesso si trovano anche in prossimità dello stesso o al suo interno. Sono tradizionalmente costruiti in legno e verniciati di color rosso vermiglio e nero, ma si possono trovare anche in pietra o, più recentemente, in cemento e calcestruzzo. La loro costante presenza è dovuta al fatto che il passaggio sotto di esso è considerato una prima forma di purificazione. Le credenze popolari tendono ad identificarlo come un simbolo di fortuna e prosperità, per questo è uso che una persona che ha ottenuto successo negli affari doni un torii come segno di gratitudine agli dèi. Un tempo i torii avevano la funzione di ospitare i galli sacri dalla lunga coda e gli uccelli in generale, visti come messaggeri degli dèi.

Maiden o Kaguraden

La maiden è un padiglione aperto, senza mura ma con un tetto, al cui interno si tengono danze e vari riti, come le danze sacre kagura; a volte sono eseguite dalle Miko del santuario, a volte da attori, geishe o altre personalità. Solitamente questi edifici sono presenti nei santuari più grandi ed importanti.

Chōzuya o Temizuya

I chōzuya sono piccoli edifici situati all’interno del santuario, posti prima di arrivare alla sala principale, necessari per eseguire la pratica di purificazione prima di poter pregare i kami. Al loro interno è presente una vasca che raccoglie l’acqua da utilizzare per eseguire il rito di purificazion chiamato Temizu ( “te” ovvero “mano” e mizu “acqua”). Questa purificazione serve a rimuovere dalla propria persona il male e le impurità ed è obbligatoria per poter rivolgere le proprie preghiere ai Kami.

I passaggi da seguire per il Temizu sono: 1) Prendere il mestolo con la mano destra e raccogliere l’acqua dalla vasca (o anche dalle fontane se presenti). 2) Sciacquare la mano sinistra usando una piccola parte dell’acqua. 3) Spostare il mestolo nella mano sinistra e sciacquare la mano destra con un’altra parte di acqua. 4) Spostare nuovamente il mestolo nella mano destra e versare un po’ d’acqua nella mano sinistra per sciacquarsi la bocca (non bere assolutamente l’acqua direttamente dal mestolo e non sputate l’acqua dalla bocca nella vasca, ovviamente). 5) Con la parte restante di acqua bagnate nuovamente la mano sinistra 6) inclinare il mestolo in verticale, con la coppetta verso l’alto, in modo che l’ultima parte di acqua scorra lungo il manico, pulendolo. 7) Riporre il mestolo sulla chōzuya, posizionando la coppetta verso l’alto e rovesciata.

Koma-inu

I komainu sono statue in pietra che rappresentano cani da guardia, leoni o, nel caso dei santuari dedicati ad Inari, volpi. Sono disposti sempre in coppia all’ingresso dei santuari, per tenere lontani gli spiriti maligni, ed hanno il volto rivolto l’uno verso l’altro; una delle due statue ha sempre la bocca aperta ed è chiamata “A” (la prima lettera dell’alfabeto sanscrito), l’altra ha la sempre bocca chiusa ed è chiamata “Un” (l’ultima lettera dell’alfabeto sanscrito); in rare occasioni possono esistere anche delle eccezioni in cui entrambi i komainu hanno la bocca chiusa o aperta.

Shimenawa

è una corda fatta con fasci di paglia di riso, prodotta attorcigliando tra loro, in senso orario o antiorario, fasci più piccoli; alla corda finale vengono, di solito, aggiunti degli shide, fogli di carta dalla forma intrecciata usati durante i rituali shintoisti. Esistono shimenawa di ogni sorta di dimensione, da quelli sottilissimi, da utilizzare in casa, a quelli giganti, usati nei santuari più famosi. vengono usati per adornare alberi sacri, torii, le haiden e le honden.

Sandō

il percorso del fedele è la camminata che porta dal Tori al tempio e agli edifici del santuario. Porta naturalmente attraverso il percorso di pellegrinaggio al tempio facendo fare un tour completo del territorio. Percorrendolo è mene tenere il lato destro o sinistro, poichè in alcuni santuari il percorso centrale è riservato ai kami del tempio

Rōmon

è uno dei due tipi di portone a due piani utilizzato in Giappone, sebbene sia stato originariamente sviluppato dall’architettura buddista, è ora usato anche nei santuari shintoisti. Il suo piano superiore è inaccessibile e non offre spazio utilizzabile. Questo portone a tetto singolo è stato sviluppato dal nijūmon a doppio tetto, sostituendo il tetto di copertura sopra il primo piano con un balcone molto poco profondo con una balaustra che costeggia l’intero piano superiore.

Omikuji

sono foglietti di carta su cui è scritta una frase della fortuna. Sono riposti all’interno di una scatoletta e vengono dispensati uno per volta scuotendolo la scatola stessa. I messaggi sono classificati in Daikichi (grande buona fortuna), Kichi (buona fortuna), Shokichi (piccola buona fortuna), Shokyo (piccola sfortuna), Kyo (sfortuna), Daikyo (grande sfortuna). Una volta letti, i foglietti di carta devono essere annodati al ramo di un albero, o su appositi raccoglitori, sempre all’interno del santuario per fare in modo che la fortuna si avveri o la sfortuna venga scacciata.

Ema

tavolette di legno su cui i fedeli scrivono le proprie preghiere ed i propri desideri rivolte ai kami; queste, dopo essere state acquistate direttamente nel santuario, vengono riposte in appositi raccoglitori pubblici, solitamente adiacenti alla sala delle offerte, in attesa che gli Dei li facciano avverare. Le tavolette ricevute possono essere completamente bianche o riportare già scritte e disegni di vario tipo; spesso sono gli stessi fedeli a disegnarci sopra, oltre a scrivere le proprie preghiere.

Omamori

piccoli amuleti o talismani, reperibili all’interno dei santuari shinto e spesso anche nei templi buddhisti, formati da un rivestimento di stoffa colorato e decorato, al cui interno è inserito un foglio di carta, o un pezzetto di legno, su cui è riportata una preghiera. Vi sono omamori dedicati all’amore, alla fortuna, alla salute, alla finanza, allo studio e via dicendo ed hanno una durata, se così si può dire, di un anno. Inoltre non vanno mai aperti, altrimenti perderebbero istantaneamente la loro protezione.

In un tempio Shinto potreste incontrare il Kannushi e la Miko

Kannushi

Il Kannushi è il sacerdote incaricato della custodia di un Jinja e dell’organizzazione delle cerimonie. Tradizionalmente, in particolare in passato, molti jinja non hanno un Kannushi e sono custoditi da una commissione di volontari locali chiamati Ujiko. In un jinguji, un monaco buddhista può custodire il suo santuario e il santuario shintoista annesso.

Miko

sono le giovani donne che lavorano presso i templi shintoisti. La tradizione delle miko risale alle antiche ere del Giappone, quando si trattava delle donne che entravano in trance, dando voce alle parole del Dio. Più avanti, “miko” diventò il termine per indicare le giovani donne al servizio di altari e templi shintoisti. Erano spesso le figlie dei sacerdoti incaricati di prendersi cura di uno dei santuari. I ruoli della miko includono l’esibizione in danze cerimoniali (miko-mai), l’assistere i sacerdoti nelle funzioni, offrire gli Omikujie prendersi cura della vendita degli oggetti associati al santuario stesso.


1) Seisō 正装 (Ikan 衣冠): abbigliamento formale e cerimoniale, usato perle funzioni imperiali o di stato
2) Reisō 礼装 (Saifuku 斎服): abbigliamento bianco per i rituali di purificazione, le abluzioni e gli eventi, il bianco qui rappresenta la purezza o l’assenza di impurità e quindi è il colore maggiormente utilizzato dal personale dei templi. Sono consentiti anche altri colori durante i cerimoniali religiosi
3) Tsunesō 常装 (Kariginu 狩衣): abito generico per le cerimonie Shintō quotidiane
4) Seisō 正装 (Seifuku 正服): abito formale indossato dalle giovani donne al servizio del tempio.
5) Miko Attire: l’abito generico e più comune per le giovani donne al servizio del tempio.

qui trovi la mappa del Giappone con i Santuari dei quali pubblicheremo articoli nelle prossime settimane

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Jinja

Caratteristiche dei Santuari Shintoisti


http://www.cultorweb.com/Arch_JPN/AJC2.html
https://www.nippon.com/en/views/b05201/your-virtual-guide-to-the-shinto-shrine.html
http://sakuramagazine.com/santuari-giapponesi-jinja-%E7%A5%9E%E7%A4%BE/
https://www.onmarkproductions.com/html/shinto-priesthood.html

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Bugei jūhappan – le 18 Arti del Bushi

L’insieme delle tecniche di combattimento ed arti correlate che era raccomandato di studiare e conoscere a ciascun Guerriero Samurai dell’era Tokugawa (o Periodo Edo 1603-1868) era chiamato Bugei jūhappan – 武芸十八般 “Diciotto Tipi di Arti Marziali”.

La formalizzazione dell’idea viene attribuita allo spadaccino Hirayama Gyozo, fondatore della Chukō Shingan Ryū, si ritiene si sia basato sulla più antica tradizione Cinese delle Diciotto Armi del WuShu.
Inutile dire che è ragionevole ritenere che questa idea fosse ampiamente applicata prima della sua formalizzazione.

Nel tempo ciascun Ryū sviluppò ed organizzo la propria didattica su tutte o alcune delle Diciotto Arti, dedicando maggiori attenzione e tecniche ad una o più delle arti prese in considerazione, l’elenco maggiormente diffuso dovrebbe includere:

Kyūjutsu, l’Arte dell’Arco – L’uso tradizionale dell’arco (yumi) è stato il privilegio della classe dei samurai, per una significativa parte della storia giapponese, fino a circa metà del 1500, è stata ritenuta l’ate essenziale e fondamentale del guerriero, al punto da essere il simbolo del guerriero professionista, la vua dek guerriero inizialmente era definita kyūba no michi – la via di arco e cavallo.

Sōjutsu, Arte della Lancia (槍 yari) Anche se la lancia ha avuto un ruolo nella creazoine mitologica del Giappone, pare che i primi prototipi di lancia siano giunti da altri paesi asiatici e che questi primi modelli non fossero di particolare gradimento per i giapponesi che li ridisegnarono in un gran numero di variazioni sia per l’asta sia per la testa della lancia. La Yari era l’arma popolare e degli Ashigaru durante il periodo feudale essendo meno costosa da produrre e meno complessa da maneggiare rispetto ad altre armi.

Kenjutsu, l’Arte della Spada, la scherma giapponese, 剣術 è il termine generale per tutte le koryū che studiano il maneggio della spada, in particolare quelle precedenti alla restaurazione Meiji. Anche gli stili moderni di kendo e iaido, formalizzati nel XX secolo, includono nel loro curriculum forme moderne di kenjutsu

Iaijutsu, L’Arte di estrarre la Spada (uccidere estraendo) si tratta di una serie di tecniche di estrazione ed uccisione veloce presente come disciplina in differenti forme in molte Koryū. Contempla tecniche di attacco, contrattacco, omicidio o semplice ferimento.

Tantōjutsu, l’Arte del Coltello, contempla una varietà di sistemi di combattimento con il coltello chiamato tantō, una daghetta o un coltello corto.

Juttejutsu,十手術 è l’arte marziale che studia l’uso dell’arma chiamata jitte o jutte, codificata prevalentemente per gli agenti si polizia del periodo Edo per consentire i disarmi non letali e la cattura di criminali che indossavano o maneggiavano una spada

Shurikenjutsu, 手裏剣術 è il termine generale per l’Arte di lanciare gli Shuriken, piccole armi da lancio che possono stare in una mano come puntali di metallo (bō shuriken), piastre di metallo circolari dalle differenti sagome (hira shuriken) e coltelli (tantō).

Naginatajutsu, l’arte dell’uso della Naginata 長刀, una sorta di alabarda a falcione, inizialmente usata in supporto all’arcere a cavallo. Successivamente utilizzata anche come arma lunga da guerrieri e monaci, dopo il periodo delle guerre, come arma di difesa delle case, quindi anche dalle onna-bugeishi, le donne samurai

Hōjutsu, l’Arte di Sparare con Armi d Fuoco 砲術, dedicata all’uso delle armi da fuoco che si usavano in campo di battaglia a partire dal XVI secolo. E’ ancora praticata a volte usando ancora le antiche armi da fuoco.

Bōjutsu, l’Arte del Bastone 棒術, che prevede il maneggio di un’asta di legno, una delle armi più antiche della storia. L’arma può avere differenti lunghezze e diverse tecniche di uso a seconda della scuola.

Kusarigamajutsu, l’Arte dell’so della Kusarigama una falce alla quale è sladata una catena. La kusarigama è fatta di tre parti kama (una lama curva innestata in un manico di legno), kusari (una catena attaccata alla kama) e un peso alla fine della catena

Hojōjutsu, l’Arte di Legare un opponente 捕縄術 detto anche Torinawajutsu (捕縄術), o Nawajutsu (縄術), è l’arte tradizionale di legare una persona con corde (nawa 縄). Comprende differenti materiali, tecniche e metodi di molte scuole differenti. l’Hojōjutsu è un’arte squisitamente e unicamente Giapponese, raramente è insegnata fuori dal Giappone ed è parte di scuole di Budo o Jujutsu.

Bajutsu, l’Arte di Cavalcare. le cui origini sono strettamente connesse all’arceria a cavallo (Yabusame), è considerata Arte a sè stante e conta scuole tradizionali dedicate. L’Arte origina nel VII secolo dall’Imperatore Tenji e fu insegnata su larga scala nel XII rimanaendo comunque elitaria e riservata ad un numero ristretto di samurai di alto livello.

Suieijutsu, l’Arte di Nuotare in armatura, anche se letteralmente sarebbe “abilità acquatiche”.

Ninjutsu, inteso come Spionaggio / Contro-Spionaggio, le strategie e le tecniche per il combattimento non convenzionale

Ci sono altre arti che spesso vengono incluse nella lista: Chikujōjutsu (fortificare un castello contro un assedio), Yawara (lotta), Fukumibarijutsu (sputare piccoli aghi), Yabusame (arceria a cavallo), Mōjirijutsu (combattere con armi lunghe non mortali), Yadomejutsu (deflettere le frecce), Saiminjuts (ipnotismo), Jūjutsu (lotta e combattimento a mani nude)

Buona Estate a tutti

Buona Estate a tutti
ci rivediamo e leggiamo a Settembre

Arti marziali e pace

Bisogna affrontare la questione in due modi: il primo è educare, se continuiamo ad insegnare ai giovani ad odiare l’avversario questo non finirà mai. Non importa cosa hai firmato o che territori hai invaso. Se sei educato all’odio le tue fondamenta sono corrotte. E su queste fondamenta non puoi costruire la pace. Prima o poi l’odio avrà la meglio (e il palazzo crollerà). Mi piacciono le arti marziali perchè si crea un dialogo. Io come artista e allenatore devo fare del mio meglio e anche tu che ti alleni devi fare del tuo meglio. Questo e l’educazione sono i pilastri sui cui costruire per sanare le divergenze e per garantire ai nostri figli un futuro migliore

… (torno indietro di un pochino) …

Anche se siamo diversi e proveniamo da culture diverse, vedi il loro lato umano e questo ti cambia il modo di vedere gli altri e capisci che in fondo condividete molte idee e cambi prospettiva.
Qui (al dojo) vediamo persone che appartengono a culture differenti e che hanno diversi stili di vita
e non importano la loro religione, fede, razza, genere … stiamo tutti insieme in questo posto
Sono esseri umani e c’è questo grande conflitto. E’ importante per noi entrare in contatto, le arti marziali fanno proprio questo – hai due braccia anche tu e una testa e un cuore. entrambi possiamo soffrire e il cuore batte forte.Sto sudando e anche tu. Dopo esserci presi a pugni diventiamo grandi amici. Esatto !!! E’ folle (risate) Quelli delle Nazioni Unite si siedono a parlare ma di cosa? Prova a dargli dei guantoni (sorrisi autoironici)

Trascrivo queste parole, che mi sono piaciute e che condivido, da uno degli episodi di Fightworld, una docuserie americana del 2018 che esplora (un po’ superficialmente, ma mettendoci in contatto con presone verissime e stupende) alcune differenti arti di combattimento in differenti culture nel mondo. Boxe Messicana, Muay Thai, Lethwei, Laamb, Krav Maga.

Ci ho trovato di più di quello che mi sarei aspettato, ed è stata una piacevolissima sorpresa

22-23 Giugno 2019 Kenjutsu a Cagliari

Sangetsu Dojo organizza uno
Stage di Kenjustu – Spada Giapponese
Stili della Montagna Bianca e del Tempio di Katori
Istruttori
Maestro Stefano Poma
Romano Alberti
Nicola Medici

il 22 e 23 Giugno 2019
presso il dojo Musubi no Kai due
Loc.Isca su Loi – Capoterra (CA)

Orari 9:30 – 12:30 e 15:00 – 18:00

Per informazioni ed iscrizioni
3484737706 – nicola-medici84@gmail.com

Palazzolo s.O. – Spada Giapponese Shiro Yama

Lo Shiro Yama è uno stile di kenjutsu studiato dal
Maestro GIANFRANCO MORSTABILINI
che mescola elementi di Katori Shinto Ryu, Kashima Ryu e Aikido con tecniche proprie.

Il Maestro Stefano Poma (6° DAN) ha avviato il corso di Spada Giapponese Shiro Yama
Tutte le domeniche dalle 9:00 alle 11:30

presso la Palestra delle Scuole Elementari Sacro Cuore
Via T. Omboni, 2, 25036 Palazzolo sull’Oglio BS

Per informazioni: giorgio.biagi@alice.it

Master of Katori Shinto Ryu Hatakeyama Sensei Clips – Mochizuki Minoru Sensei and Hatakeyama Goro Sensei

Ho trovato questa clip sulla pagina Youyube di AIKIBUDO JUJUTSU RUSSIA

Ho sentito raccontare da alcuni dei successori italiani che Hatakeyama Sensei visitasse periodicamente Mochizuki Sensei e praticassero insieme, purtroppo non ho mai avuto occasione di sentirlo raccontare in forma diretta, avrei avuto tante domande. Questa clip, trovata assolutamente per caso (beh forse anche grazie agli algoritmi di youtube) mi regala qualche sensazione, spero lo faccia anche per voi.

M° Goro Hatakeyama – Menkyo Kaiden Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu

Il Maestro Goro Hatakeyama è nato a Tokyo il 17 agosto del 1928. In gioventù pratica Judo, Sumo e Kendo. Nel dopoguerra inizia a praticare uno stile tradizionale di Ju Jutsu ma, in seguito alla morte senza eredi del soke, la scuola chiude. Nel 1960, inizia la pratica del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu presso il Dojo di Yoshio Sugino Sensei di cui diviene allievo diretto e rapidamente primo assistente seguendolo in Europa ed in America quando questo viene chiamato a insegnare e diffondere il Katori Shinto Ryu.

Ottenuto il IX° dan Menkyo Kaiden dal M° Yoshio Sugino e dedicandosi completamente all’insegnamento del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu, quando il Maestro Sugino, per l’età, si ritira dall’insegnamento all’estero, il maestro Hatakeyama lo sostituisce continuando la sua opera di insegnamento al di fuori del Giappone con stage in Francia, Olanda, Belgio, Svizzera, Italia, Gran Bretagna, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Russia, Canada e Stati Uniti.

In seguito, dopo la morte del M° Yoshio Sugino, nel 1999 il Maestro Hatakeyama lascia il Sugino Dojo e continua il suo percorso di studio e approfondimento riproponendo il Katori Shinto Ryu degli anni della sua giovinezza rivisto con gli occhi di 40 anni di esperienza per arrivare a proporre una sua personale versione dello stile Katori Shinto, continuando la diffusione con il suo infaticabile operato di istruttore nel mondo.

Il Maestro Hatakeyama scompare l’8 dicembre 2009 a Kamakura lasciando un vuoto incolmabile nei cuori di coloro che lo hanno conosciuto e seguito.

In un forum così lo ricorda un suo allievo, anonimo (beh anonimo per la maggior parte delle persone), che ringrazio per essere riuscito ad esprimere con delicatezza e semplicità un bellissimo ritratto del Maestro:

…allievo e primo assistente del Maestro Sugino Yoshio; dopo una vita spesa a tramandare nel mondo gli insegnamenti del proprio maestro, con una dedizione ed una generosità fuori del comune.
Per lui l’insegnamento era non solo una missione ma un vero amore per l’Arte tanto da non aver mai chiesto, in tutti i suoi viaggi, d’esser mai pagato per dispensare il proprio sapere, se non quanto bastasse per poter dar da mangiare al proprio cane.

Per l’uomo meraviglioso che era non esistevano differenze di età, sesso, religione, razza, lingua, e nulla era più sufficiente di un “maestro, prego, mi insegni”: che fossero praticanti avanzati o neofiti o provenienti da qualsivoglia altra arte.

Sino all’ultimo, anche contro tutti i pareri medici, si è prodigato viaggiando senza timore, insegnando a chi glie ne facesse richiesta, non risparmiando ogni briciola di energia e volontà.

Vi sono momenti di lui che sempre ricorderemo: come, per esempio, al momento del pranzo o a fine lezione egli affermasse con sorpresa ed un briciolo di disappunto “E’ già ora di andare? No, no, lavoriamo ancora un pò!”… Quale miglior esempio per tutti noi.”

Fonti Biografia:
http://www.kobukan.it/insegnanti.asp
http://www.asd-ilponte.org/Goro-Hatakeyama.html
http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=5564
http://www.kkiennbudoclub.it/hatakeyama.html